«Pensate però, nobile Sassone, che non avete nè giaco nè sarcotta, e che ogni vostra difesa sta in un legger elmo, in un piccolo scudo, in una spada.»
«Tanto meglio!» ei rispose «sarò più spedito alla scalata di queste mura. Non fo per darmi vanto, ser cavaliere; ma voi vedrete in tal giorno che un Sassone sa presentare il petto alle pugne con quanto ardire può essere in un Normanno armato di una corazza di Spagna.»
«Orsù dunque in nome di Dio, che invoco proteggitore! Si apra la porta di soccorso del fortino! Si getti il ponte!»
Tutt'a un tratto s'aperse la porta che conducea dal fortino alla fossa, e posta come vedemmo rimpetto all'altra di soccorso del castello. Si gettò il ponte; ma non permettea questo che più di due persone vi marciasser di fronte. Non ignorando il cavalier Nero quanto rilevasse il prendere il nemico per via di sorpresa, vi salì egli il primo, e subito dopo Cedric, che scevri d'ogni danno giunsero all'opposta riva, ove incominciarono a menar colpi d'azza contra la porta del castello, e il poteano meglio, che per una felice combinazione li sicuravano dalle frecce o dalle frombole degli assediati le tavole dell'antico ponte disfatto per ordine di Frondeboeuf e collocate a guisa di puntelli di contro al muro. Coloro che venivano dietro essi non godendo d'eguale riparo, erano esposti ai colpi degli assediati; laonde i due che furono primi caddero nella fossa trafitti dalle frecce normanne; il quale esempio tanto gli altri atterrì, che volsero precipitosamente i passi al fortino.
A rischiosissima condizione quindi trovaronsi il cavalier Nero e Cedric, e il pericolo sarebbe stato maggiore, se gli arcieri che guernivano le alture del fortino non avessero di continuo tribulati a furia di frecciate gli armigeri de' bastioni; talchè questi non si facevano vedere che per lanciare alla ventura una freccia e scomparivano tosto; la qual cosa lasciò ai due capi più respiro di quanto ne dava a sperare la circostanza di quel momento. Ciò nullameno non era lieve il rischio cui soggiacevano, e diveniva allora più grave.
«Qual vergogna!» sclamò Bracy volgendosi ai soldati che gli stavano intorno. «Voi vi date vanto di saper trarre una freccia, e sofferite che due uomini soli mantengano il sito ove si collocarono sotto le mura del castello! Demolite il parapetto del baluardo se di meglio far non potete, e gettatene le pietre su i loro capi. Che si tarda? Leve e piuoli! Incominciate da questo» indicando loro un masso che quattro cavalli appena avrebbero trascinato, e che facea corona al parapetto al di sopra appunto della porta di soccorso.
In quell'istante medesimo fu veduta sventolare sulla torre d'occidente quella rossa bandiera che Ulrica aveva additata a Cedric. Locksley fu il primo ad accorgersene. Perchè, fin d'allorquando ei seppe che si dava l'assalto, lasciò una parte d'arcieri per continuare quel suo assalto d'apparenza, e venne col fiore de' suoi a prender parte nel vero.
«San Giorgio!» sclamò egli «san Giorgio e Inghilterra! Affrettatevi, o miei arcieri. Potete voi lasciar quel prode cavaliere e il nobile Cedric a pericolar soli contra la porta del castello? Su via, eremita di Copmanhurst! Fa prova che sai batterti come dir bene il rosario. Avanti, prodi arcieri, fatevi avanti. Il castello è nostro! Abbiamo corrispondenze con quei di dentro. Vedete quella bandiera rossa? È un segnale di cui si convenne. Torquilstone è in nostro potere. Pensate all'onore, pensate al bottino. Anche uno sforzo e siam padroni della piazza.»
Terminando tali accenti diè il volto all'arco, e trafisse di freccia un armigero che, giusta il comando avutone da Bracy, intendeva a staccare l'enorme pietra del parapetto per farla dirupare su i capi di Cedric e del cavalier Nero. Altro armigero prese il piuolo di mano al suo collega spirante e continuava il lavoro incominciato dal primo, allorchè il giunse una seconda freccia scoccata da Locksley, onde precipitò nella fossa. Spaventato il rimanente degli armigeri, non si trovava chi volesse venire per terzo; poichè ogni saetta lanciata dal formidabile arciere portava morte con sè.
«Vili» sclamò Bracy «niun di voi osa avanzarsi? A me una leva! M'assista san Dionigi!»