Le fiamme, avendo superato tutti gli ostacoli, s'innalzavano fino alle nubi a foggia di sfolgoreggianti colonne, che poteano scorgersi per molte miglia all'intorno; ogni torre, ogni edifizio a mano a mano diroccava; talchè i vincitori costretti ad impor fine al saccheggio, si assembrarono nel gran cortile del castello, contemplando quell'immenso corpo di fuoco, il cui riflesso tignea i lor volti e l'armi loro d'uno splendente color porporino. Alcuni tra i vinti, che avean cercato entro l'ardente edifizio un asilo contro il furore de' lor nemici, rimasero stritolati sotto quelle fumanti rovine, e fu scarsissimo il numero di coloro che pervennero a salvarsi nel vicino bosco. La torre, sopra di cui la sassone Ulrica erasi collocata, cadde per l'ultima; laonde questa femmina fu veduta ancor lungo tempo stender le braccia, e comporsi ad atteggiamenti di selvaggio trionfo, quasi regina dell'incendio da essa creato. Ma finalmente precipitò pur questa torre con orrendo fracasso, e seco Ulrica divorata dalle fiamme che il tiranno della costei famiglia consunsero. Un silenzio inspirato da raccapriccio regnò alcuni istanti all'aspetto di tale estrema scena, silenzio che primo Locksley interruppe.
«Arcieri, la dimora de' tiranni non è più. Sia il bottino trasportato al luogo solito delle nostre adunate sotto la grande quercia d'Hartill-Walk! Allo schiarire della domane verrà scompartito fra noi e i degni nostri confederati, che porsero l'opera loro ad un atto sì luminoso di giustizia e di vendetta.»
CAPITOLO XXXI.
«Consorzio uman sognar scevro di patti
«È folle idea: se editti a pro de' sogli,
«Statuti a pro de' popoli fur fatti.
«E sin tra quei che fer lega di spogli
«Tacite leggi stan, funeste al fello
«Che i suoi fratelli di tradir s'invogli.
«Che de' figliuoli d'Eva in fra il drappello