«Men dorrebbe assai» soggiunse il cavalier Nero. «Gli debbo gratitudine per la ospitalità concedutami, tutta una notte da me trascorsa con lui giocondissima nella sua cella. Trasferiamci sulle rovine del castello, e così ne saprem notizie più presto.»
Il cavaliere non aveva appena pronunziate queste parole, allorchè uno strepito di gioiose grida annunziò l'arrivo dell'uomo, per cui si stava allor palpitando; nè potea dubitarsi che non foss'egli all'udir la sua voce di Stentore che soperchiava tutte le altre.
«Fate largo, miei buoni amici, fate largo tanto che passi il vostro padre spirituale e il suo prigioniere. Nobil capo, giungo a voi come un'aquila portando la preda fra' miei artigli.» E aprendosi passaggio tra le file de' compagni, che poi gli si serravano addosso, e fra scrosci di riso universale, comparve a guisa d'un trionfatore, tenendo con una mano una partigiana, e coll'altra una corda; la cui estremità terminava avvolgendosi al collo dello sciagurato Isacco d'York, che fatto più curvo dal cordoglio e dallo spavento seguiva tutto avvilito il vittorioso eremita. «Ov'è Allan-Dale?» chies'egli «voglio che componga un virelai o una ballata in mio onore. Per santa Armangilda, questo usignuolo delle paludi par che studii d'esser lontano quando vi sarebbe occasione d'impiegarne l'abilità.»
«Bravo eremita» disse Locksley «benchè sia di buon'ora, vedo che non hai mancato di sciacquarti la bocca questa mattina. Ma per il nome di san Nicola, che razza di salvaggina ne porti tu qui?»
«Un prigioniere che dovete al valore della mia lancia e della mia spada, o a dir meglio del mio arco e della mia partigiana. Ma comunque prigioniero, io l'ho liberato da un ben più tremendo servaggio. Parla, Giudeo, non t'ho io sottratto alle branche di Satanasso? Non t'ho insegnato il tuo Credo, il tuo Pater, la tua Ave Maria? Non ho passata tutta la notte a bere per la tua conversione, e a spiegarti gli articoli della nostra fede?»
«Per amor di Dio!» sclamò il povero Ebreo «nè vi sarà persona caritatevole per liberarmi dalle mani di questo matto.... oh volli dire di questo santo uomo?»
«A che giuoco giochiamo?» soggiunse in tuon minaccevole l'eremita. «Saresti tu recidivo? Ebreo, bada bene, perchè se ricadi negli antichi errori, benchè tu sia men tenero d'un porchetto di latte, cosa che m'augurerei tanto per la mia colezione, tu non hai ancora una carne sì dura da non poter essere arrostito. Sii docile Isacco, e accompagnami nel recitare un'altra volta la salutazione Angelica. Ave Maria........»
«Zitto là!» interruppe Locksley. «Non abbiam qui d'uopo di tai vostre profanazioni. Raccontane piuttosto, degno Eremita, com'è che hai fatto questo prigioniero.»
«Per san Dunstano, l'ho trovato laddove cercava mercanzia migliore di lui. Io stava passando in rassegna le cantine del castello per vedere se avessi potuto salvar qualche cosa; perchè non nego che un bicchiere d'acqua ardente bruciato con entro molta drogheria non presenti una bevanda degna d'imperatore; ma mi parea che il far troppo uso di questa sola sarebbe stata una sprecatura. Trovai quindi un bariletto di Canarie e stava per chiamare in mio aiuto qualcuno di quegli sfaccendati, che si lasciano sempre cercare quando v'è un'opera buona da farsi. Mi avvidi allora d'una porta greve, e chiusa con grande accuratezza. Ah! meditai fra me stesso: qui dentro sicuramente troverò i tesori liquidi del castello; e il cantiniere disturbato, non v'ha dubbio, nel decorso di qualche sua furfanteria, ha dimenticato la chiave alla porta. M'affrettai ad aprire, nè vidi altro se non se catene, un immenso forno, e questo cane d'ebreo, che senza farsi pregare si rendè subito prigioniero, soccorso o non soccorso. Continuai a far la visita di que' sotterranei, trascinandomi dietro tale trofeo, e avendo trovato alcune botti entro una cantina, ebbi appena il tempo di assicurarmi, dopo d'averne fatto profferire giudizio anche al mio cattivo infedele, che contenevano eccellente vino di Guascogna; allorquando si udì un fracasso spaventevole prodotto da quella parte d'edifizio tutta diroccata all'intorno di noi; laonde ci trovammo bloccati in quella caverna, nè peggio fu perchè il vôlto era forte abbastanza per resistere al peso delle rovine. Dissi allora il mio In manus, e riguardandomi disonorato, s'io abbandonava il mondo in compagnia d'un Ebreo, levai questa partigiana per ispacciarmene; ma mi venne poi in mente, che era opera migliore il ricorrere alle mie armi spirituali e dar opera a convertirlo. Che volete? Ne sieno eterne grazie a san Dunstano! la semenza è caduta su buon terreno. Mi sento solamente la testa un poco stanca dall'avere tutta notte catechizzato costui, perchè mi conveniva a quando a quando bere qualche sorsata a fine di ammollire le fauci disseccatesi a furia di far la dottrina; e Gilberto e Vibbaldo sanno bene in che stato mi hanno trovato, poichè ebbero smosse le rovine che ne attorniavano. Oh, affatto estenuato!»
«Oh sì possiamo fare testimonianza» disse Gilberto «che allorquando per la grazia di san Vittoldo fummo entrati nella cantina, dopo avere sbarazzata la scala che vi conducea, trovammo una botte vota per metà, l'Ebreo per metà morto, e il reverendo più per metà estenuato, valendosi del suo modo di dire.»