Chetato il tumulto collo scomparire di chi ne era argomento, Locksley si tolse il corno ed il pendaglio guadagnati alla posta d'armi d'Ashby e il cavalier Nero ne presentò.
«Nobile cavaliere» sì disse «se non disdegnate accettar cose che primo io portai, piacciavi conservar queste come ricordo delle imprese da voi operate nella giornata d'ieri. Se per caso, il che può avvenire a qualsisia prode cavaliere, abbisognaste di soccorso, trovandovi in alcuna delle selve poste fra il Trent e il Tees, date fiato a questo corno, ed è cosa possibile che vi arrivino diffensori.»
Poi appressatosi egli stesso quello strumento alle labbra, intonò replicatamente certe date note, a fine d'imprimerle nella memoria del cavaliere.
«Accetto un tal dono, valoroso arciere, e venendo istante in cui mi sia indispensabile il chieder soccorso, non cercherò migliori campioni fuori di voi e de' vostri fratelli d'armi.»
Anch'egli allora animò il corno, e fe' rimbombar la foresta de' tuoni medesimi che gli aveva insegnati Locksley.
«Ottimamente!» disse l'arciere, «Tai son le note e tale la forza che dovete dar loro. Si potrebbe credere che non solamente dinanzi alle fortezze, ma nelle selve aveste fatta la guerra, nè v'è chi mi tolga di mente che in altri tempi non siate stato cacciatore di daini. Compagni, ricordatevi delle note che avete ascoltate. Son la chiamata del cavalier Nero, del cavaliere dal Catenaccio. Chiunque udendole non s'affretti in soccorso di lui sarà scacciato dalla nostra compagnia, e gli verrà spezzato l'arco sopra le spalle.»
«Viva il nostro capo!» sclamarono ad una voce gli arcieri. «Viva il cavalier Nero dal Catenaccio! Oh venga presto l'occasione di provargli col fatto la nostra brama d'essergli giovevoli!»
Procedè indi Locksley alla distribuzione del bottino, che venne scompartito colla massima imparzialità. Primieramente ne fu levata una decima parte a pro della chiesa, o da impiegarsi ad usi pii e caritatevoli. Altra venne serbata per impinguare quello che ivi chiamasi pubblico erario, e fu pure assegnata una porzione così a soccorrere le mogli e i figli di coloro che erano periti nell'assalto, come a far celebrar messe per le anime di tai defunti. Il rimanente andò ripartito fra gl'individui di quel consorzio, giusta il grado e il merito di ciascuno. Se per sorte occorrevano casi dubbi, o delicati sì da mettere in riguardo chi li risolvea, il capo profferiva sentenze, nelle quali erano da ammirarsi egualmente il senno e l'equità, nè trovavasi chi non si sottomettesse d'ottima voglia alle medesime. Laonde non fu lieve nel cavalier Nero la maraviglia di considerare, come uomini, posti può dirsi, in istato di ribellione contra la società, si comportassero in guisa tanto giusta e regolare, le quali cose crebbero in esso la buona opinione concetta sulla rettitudine e sull'ingegno del condottier della banda.
Poichè ciascuno ebbe presa la sua parte di bottino, il cassiere, aiutato da quattro arcieri de' più vigorosi, fece trasportare in sicuro luogo la parte che spettava alla repubblica; niuno osava toccare la decima serbata alla chiesa.
«Vorrei» disse il condottier degli arcieri «aver novelle del gioviale nostro cappellano. Non gli è mai accaduto d'assentarsi nè all'ora del benedicite, nè all'altra di partire gli spogli; poi è suo uffizio il prendere in consegna la porzion della chiesa. Mi spiace tanto più ch'egli manchi, perchè a pochi passi di qui tengo prigioniere un sant'uomo, confratello di Fra' Giocondo, e vorrei che questi mi aiutasse circa al cerimoniale da usarsi. Ma già ho paura che il nostro santo eremita, non lo vediamo più.»