«Mi rimane avvertirvi» soggiunse il Sassone «che in tutto il tempo consacrato alle esequie del nobile Atelstano abiterò il suo castello di Coningsburgo. Sarà esso aperto a chiunque vorrà prender parte al funereo banchetto, e parlo io a nome della nobile Editta, madre del defunto, e dell'ultimo fra i principi Sassoni. La casa d'Editta non sarà mai chiusa a chi combattè con tanto valore per liberare il figlio di lei dalle catene normanne, benchè l'opere del valore abbia fatte vane la morte.»

«Sì, sì,» disse Wamba che avea ripreso il suo luogo presso il padrone «farem gozzoviglia al castello di Coningsburgo. Peccato che il nobile Atelstano non possa intervenire al banchetto de' suoi funerali! Ma» continuò il buffone sollevando gravemente al cielo gli sguardi «questa sera ei cenerà in paradiso, nè si starà dal fare onore all'imbandigione celeste.»

«Zitto là!» sclamò Cedric cui non garbava sì fatta celia, e il quale per altra parte non sapeva risolversi a sgridar Wamba dopo il servigio rilevantissimo che di recente ne aveva ricevuto. «È ora di metterci in cammino.»

Lady Rowena salutò graziosamente il cavalier Nero. Cedric gli augurò da Dio buon esito nelle imprese quai si fossero ch'ei divisava; e bentosto questa comitiva si addentrò nella selva. Già gli alberi della foresta toglievano la vista di questa nobile brigata agli occhi di chi rimanea, allorchè li ferì una processione ben d'altro genere, che veniva dalla parte di Torquilstone, e s'avviava sulla dirittura medesima che aveano presa Cedric ed il suo corteggio. Ed erano i frati d'un vicino convento, i quali fossero mossi da pietà, o dalla speranza di ricca ricompensa, s'impossessarono del corpo di Atelstano, e dopo averlo collocato sontuosamente in un feretro, cui portavano sugli omeri i vassalli del medesimo Atelstano, lo trasportavano al castello di Coningsburgo, per dargli sepoltura entro la tomba d'Hengist, da cui la famiglia di questo thane Sassone si pretendea derivata. Molta mano de' suoi vassalli erasi assembrata appena udito l'annunzio della morte di lui e ne seguiva la bara, dando parecchi contrassegni almeno apparenti di cordoglio vivissimo. Tutti gli arcieri sursero spontanei una seconda volta, tributando alla religione e alla morte omaggi sì rispettosi, come dianzi li tributarono alla giovinezza e all'avvenenza. Il marciar lento e il cantar solenne di quegli ecclesiastici risvegliò negli animi degli arcieri le rimembranze d'alcuni lor compagni soggiaciuti nella pugna del dì precedente; ma tai ricordanze non durano a lungo nel cuor di persone, la cui vita non è che una sequela d'imprese e di pericoli; laonde non si era ancora finito d'udire il frastuono di funerei cantici, allorchè si diedero alla bisogna che più tenea in quell'istante le loro menti, al parteggiamento cioè delle spoglie.

«Valoroso campione» disse Locksley al cavalier Nero «piacciavi scegliere per mezzo a questo bottino tutto quanto possa tornarvi utile ed aggradevole, e che siavi ricordo di questa grande quercia sotto cui convenimmo; nè vogliate usare di troppa modestia, giacchè niuno meglio di voi ha diritti ben acquistati su tale preda, e certamente se il vostro braccio non ne reggea, avremmo naufragato in quella impresa, d'onde uscimmo per voi vincitori.»

«Accetto la vostra offerta con altrettanta franchezza quanta ne adoperate nel porgerla; e vi chiedo la permissione di arbitrare a mio grado verso Maurizio di Bracy.»

«Non è egli forse vostro prigioniere? Ei già v'appartiene per diritto, e può ringraziarne la sua buona fortuna, perchè altrimenti, lo avrei fatto appiccare al ramo il più alto di questa quercia, trattamento da me serbato a tutti gl'individui della sua compagnia franca, che mi capiteran fra le mani. Ma egli è cosa vostra; e avesse persino ammazzato mio padre, a voi sta il decretarne la sorte.»

«Bracy» disse il cavalier Nero «tu sei libero. Parti: l'uomo di cui fosti prigioniero non conosce il vil piacere della vendetta, e pone in dimenticanza le cose passate. Ma abbi gli occhi sull'avvenire, che potrebbe divenirti funesto. Pensaci, Maurizio di Bracy!»

Bracy salutò rispettosamente il suo liberatore, e stava per partire, allorquando gli arcieri lanciarono mille imprecazioni contr'esso, rimprocciandogli ogni atto di violenza ch'ei s'era fatto lecito qual condottiero della sua compagnia franca. L'orgoglioso cavaliere, soffermatosi un istante, poi volto ver gli offensori, incrocicchiò sul petto le braccia, e riguardandoli in altero sembiante: «Chetatevi» disse loro «voi siete nel novero di que' cani stizzosi, ghiotti sempre di nuova pastura, ma incapaci di cercare il cervo e la sua tana. Bracy sprezza i vostri oltraggi come disdegnerebbe le vostre lodi. Tai malandrini, tai proscritti quali vi siete, dovrebbero serbar silenzio, ogni volta che si ragiona d'un nobil o d'un cavaliere sol distante una lega da' lor covazzi.»

Rabuffo imprudente, che gli avrebbe fruttato una salva di frecciate, se Locksley non si fosse fatto sollecito di proibire alla sua gente il molestarlo. Che anzi lo stesso Locksley gli permise valersi d'un de' cavalli trovati nelle scuderie di Frondeboeuf, e che faceano parte del bottino; dopo di che Bracy postosi snellamente in sella galoppò a tutta briglia.