«Spero ch'ella non cadrà sul clero, fratello carissimo!»
«Sul clero come su i laici; perciò vi soggiungo, reverendo Priore: Facite vobis amicos de Mammone iniquitatis; è questa l'unica via di spacciarvi.»
«Su via! vedo che siete cacciatori» provò questo nuovo espediente il Priore «e debbe essere per voi un motivo di più ad usarmi cortesia; perchè son cacciatore ancor io, nè la cedo ad alcun della vostra brigata nel dar fiato ad un corno da caccia.»
«A lui tosto un corno da caccia!» gridò Locksley «affinchè ei possa fornirne prove di sua abilità.»
Dopo il qual cenno un arciere presentò il chiesto strumento al Priore, che nel modo di sonarlo si sarebbe meritati elogi da qualunque cacciatore normanno. Ma Locksley crollò il capo.
«Non è tal sonata che pagherà il riscatto per voi, ser Priore. Queste note puzzano d'oltremare; e vedo esser voi uno di quelli che sformano le vere ariette da caccia inglesi col vestirle di forestieri ornamenti, motivo onde vi toccherà pagare cinquanta corone di più per vostra liberazione.»
«Siete ben difficile da contentare» soggiunse con tuono indispettito il Priore; «ma spero trovarvi più ragionevole al proposito del riscatto. Veniam dunque alle corte. Che pretendete voi per lasciarmi andare ove m'aggrada, e senza essere accompagnato da un distaccamento delle vostre guardie?»
«Non mi parrebbe cosa mal fatta» disse in disparte un tenente al condottier della banda «che diffinissero, il riscatto del Priore l'Ebreo, l'Ebreo quel del Priore.»
«L'idea è matta anzichè no» rispose Locksley; «pur non manca di vaghezza e l'accetto. Fa venire l'Ebreo.»
Giunto appena Isacco: «Tirati innanzi, Ebreo» gli disse Locksley; «osserva questo reverendo padre Aymer, priore della ricca abbazia di Jorvaulx, e dinne quale riscatto ne potremmo pretendere. Tu conosci, ne son certo, le rendite del suo convento.»