«Gli sciagurati!» esclamò «i perfidi! i traditori! abbandonarmi in un momento sì rilevante!»
«Dite piuttosto i pazzi, gl'insensati, che badano a tali follie, quando è il momento di pensare ad affari più rilevanti!»
«Ma che ne resta dunque ad operare?» disse il principe arrestandosi d'improvviso dinanzi a Waldemar.
«Null'altro che eseguire le cose da me preordinate. Non venni io già ad annunziare alla Grazia vostra una sventura, senza prima avere avvisato agli espedienti per ripararla.»
«Tu se' il mio buon angelo, o Waldemar, e forte io d'un cancelliere tuo pari nel mio consiglio, il regno di Giovanni non può che divenire celebre ne' nostri annali. Ma quali sono gli espedienti che dici aver presi?»
«Ho ordinato a Luigi Winkelbrand, luogotenente di Bracy, che dia il segnale di montare a cavallo, e dispiegando bandiera, parta immantinente co' suoi alla volta del castello di Frondeboeuf, a fine di operare quanto può in difesa de' nostri amici.»
Il principe Giovanni si fe' rosso per lo sdegno, simile a viziato fanciullo che crede aver ricevuto un affronto.
«Pel cospetto di Dio! Fitzurse, stimo il vostro ardimento in assumervi l'impunità di dar tali ordini. Come? in una città ove trovasi il vostro principe, far sonare l'allarme, far dispiegar la bandiera senza averne ricevuto un suo cenno?»
«Vi chiedo le mille volte perdono» rispose Fitzurse maledicendo in suo cuore la stolta vanità di un tale padrone «ma in circostanze tanto stringenti, quando il ritardo d'un minuto potea divenire fatale, ho creduto mi fosse lecito l'arbitrare sopra cosa da cui dipendono i vostri interessi i più cari.»
«Vi perdono, Waldemar» disse il principe gravemente; «la buona intenzione fa scusa della temerità di cotal vostra sollecitudine. Ma, vivadio! vedete chi ne arriva! Bracy egli stesso, e in un aggiustamento affatto stravagante.»