«Ma non sì stolta qual di chi all'infesta

«Soglia del Fanatismo innoltra il piede,

«E il mostro orrendo, se dormia, ridesta.

D'un anonimo.

Gli è tempo or che pensiamo ad Isacco d'York. Accompagnato da' due uomini che quai scorte e guide gli aveva dati Locksley, e montato sulla mula ch'ei tenea dalla liberalità di questo arciere, s'indirigeva alla volta della commenda di Templestowe, col disegno di negoziare per la liberazione della figlia. Tale commenda non era più d'una buona giornata di cammino lontana dal castello di Torquilstone, or caduto in rovina; laonde l'Ebreo sperava di arrivarvi innanzi la notte. Uscito della foresta, congedò le sue guide, presentando ciascuna d'esse d'una moneta d'argento; poi spronata la mula, continuò il viaggio con quanta sollecitudine il debile stato delle sue forze gli permettea. Ma queste lo abbandonarono d'improvviso quando gli mancavano ancora cinque miglia prima d'essere a Templestowe; e i patimenti fisici ch'ei sopportava, essendo fatti anche più acuti dall'ineffabile angoscia cui era in preda il suo animo, fu costretto a fermarsi giunto ad una piccola città, ove stanziava un rabbino ebreo, amico di lui, e famoso per possedere cognizioni nell'arte medica. Nathan-Ben-Israel ricettò il proprio concittadino con quella ospitalità che la legge divina comanda, e di cui gli Ebrei fanno grande uso scambievolmente. Questi pertanto lo persuase a prender riposo, e gli amministrò quei rimedii che allora si praticavano contra gli assalti delle febbri effimere, qual era quella che lo spavento e gli affanni e i travagli aveano cagionata ad Isacco.

Alla domane il padre di Rebecca sentendosi meglio in forze, esternò la deliberazione di abbandonare il letto, e di rimettersi in cammino; deliberazione dalla quale procurava stoglierlo Nathan, e qual medico e quale amico, facendogli osservare come ponesse a pericolo fin la vita coll'ostinarsi in così fatto divisamento.

«Mi è duopo stamane giugnere a Templestowe» rispose Isacco; «e mi chiama colà un affare più premuroso della vita medesima.»

«A Templestowe!» ripetè maravigliato Nathan. Indi dopo avergli toccato il polso, per assicurarsi meglio come stesse quanto a salute, così pensò fra sè medesimo: «Ei non ha più febbre; pur non di meno sembra che il delirio ne padroneggi ancora lo spirito.»

«E qual ragione m'impedirebbe di trasferirmi a Templestowe?» soggiunse Isacco. «Non m'è certamente ignoto come coloro che vi dimorano facciano professione di vilipendere, di abborrire i figli della Terra Promessa; ma voi sapete parimente che affari di traffico ci guidano talvolta sin tra i soldati nazareni i più sitibondi di sangue, e ne costringono a visitare le commende de' Templarii e degli Ospitalieri.»

«So tutto questo; ma ignorate voi che Luca di Beaumanoir, capo dell'ordine dei Templarii, e lor gran mastro, come costoro lo chiamano, or trovasi egli medesimo a Templestowe?»