«Mi giugne nuovo. Ben le ultime lettere ch'io ricevei da' nostri fratelli di Parigi m'indicavano com'ei si trovasse colà per sollecitare da re Filippo soccorsi contra sultan Saladino.»
«È giunto in Inghilterra senza che lo aspettassero nemmeno quei del suo Ordine, ed è giunto armato di vendetta, e col braccio sollevato per castigare. Il suo sdegno è contra coloro che hanno mancato ai propri voti, onde questi figli di Belial son, dicesi, nel massimo degli scompigli. Cotesto Luca di Beaumanoir, l'avete voi mai veduto?»
«No. Ho ben inteso dire ch'ei sia un uomo truce, pronto a mettere a fuoco e sangue tutte le cose per ogni articolo della dottrina de' Nazareni; ardente di feroce zelo contra i Saracini, come lo è nel perseguitare i nostri fratelli.»
«Tale, nè più nè meno, è il ritratto di costui. Cogli altri Templarii almen v'è speranza che si lascino sedurre dall'adescamento de' piaceri, o dalla sete del danaro, ma questo Beaumanoir è di tempera affatto diversa; nemico d'ogni sensualità, sprezzatore delle ricchezze, ansioso di quella ch'egli suol chiamare corona del martirio. Che il Dio d'Israele almeno la mandi sollecitamente così a lui come a tutti i nostri persecutori! Gli è soprattutto contra i figli di Giuda, che quest'uomo implacabile inferocisce. Non men che la morte d'un Saracino ei riguarda siccome offerta gradevole al Cielo il trucidamento d'un Ebreo. Esso ha diffuse mille calunnie su la virtù de' nostri rimedii contra i mali che affliggono l'umanità; a suo dire son questi altrettante invenzioni diaboliche. Possa il cielo confonderlo e punirlo!»
«Ad onta di quanto mi narrate fa di mestieri ch'io mi conduca a Templestowe, dovesse quella casa divenire una fornace ardente per me.»
Indi fe' palesi a Nathan i motivi di questo suo viaggio, ai quali prestò sollecita attenzione il rabbino, e gli diè a comprendere quanto ne fosse afflitto col lacerarsi le vesti giusta l'uso di sua nazione ed esclamando: «Povera figlia! povera figlia! Sfortunata Sionne, e quando avrà fine la cattività del tuo popolo?»
«Voi vedete» soggiunse Isacco «se sia cosa rilevante o no per me l'affrettarmi. Considero poi ancora che la presenza di Luca di Beaumanoir, del capo dell'Ordine, potrebbe stogliere Brian di Bois-Guilbert dai colpevoli suoi disegni ed indurlo finalmente a restituirmi la figlia.»
«Andate dunque» disse Nathan «ma usate grande prudenza; chè la prudenza salvò Daniele nella fossa de' leoni ove il gettarono, e possa questa tornarvi utile nell'impresa che or affrontate! Se però volete dar retta ad un mio consiglio, evitate più che il potete la presenza di questo Gran-Mastro, perchè così la mattina come la sera, non trova maggior soddisfazione quanto nel dar contrassegni dell'odio suo contro di noi. Se vi riuscisse aver particolare colloquio con Bois-Guilbert, chi sa nol persuadeste più facilmente a restituirvi la vostra figlia? Perchè si vocifera non essere troppa buona intelligenza fra gli esecrabili Nazareni di questa commenda. Fosse pur vero, e la discordia ponendosi ne' conciliaboli di costoro, ne affrettasse alfin la rovina! Ritornate poscia da me, come se fossi vostro padre, e venite a raccontarmi tutto ciò che vi sarà accaduto. Mi giova sperare che ricondurrete con voi Rebecca, la degna discepola di quella saggia Miriam, le cui maravigliose cure furono calunniate dai Gentili, siccome opere della negromanzia.»
Isacco disse addio all'amico, nè tardò guari a trovarsi alle porte della commenda di Templestowe.
Questo soggiorno de' Templarii era situato in mezzo a magnifiche praterie, delle quali la divozione di quella età avea fatto dono al lor Ordine. Affortificata con tutta cura vedeasi la rocca, cautela non mai posta in obblio da que' cavalieri, e che lo stato in cui trovavasi allor l'Inghilterra rendeva più che mai necessaria. Due soldati, armati di labarde e vestiti di nero, custodivano il ponte levatoio; intantochè altre guardie coperte dello stesso abito funereo facean sentinella sui baluardi, somigliando a spettri piuttosto che a gente d'armi. Tal foggia di vestire per gli armigeri di grado inferiore era stata assunta dall'Ordine fin d'allora, che alcuni falsi fratelli ammantatisi de' panni bianchi, quai li portavano i cavalieri, e spacciatisi templarii nella Palestina, portarono colla cattiva loro condotta disdoro all'intera corporazione. Osservavasi a quando a quando un cavaliere che vestito di lunga tonaca bianca attraversava il cortile, col capo chino verso il petto e tenendosi le mani incrocicchiate sopra lo stomaco. S'egli incontrava alcuno de' suoi fratelli, lo salutava silenziosamente e in tuono grave e solenne, perchè una fra le massime dell'ordine, conforme al sacro testo si era: «Tu non eviterai il peccato, se pronunzierai parole inutili, poi che la vita e la morte sono in poter della lingua.» In somma sotto la severa vigilanza di Luca di Beaumanoir parea che l'inesorabile rigore delle ascetiche instituzioni dell'ordine del Tempio, avesse in quella commenda preso il luogo della licenza regnatavi sì lungo tempo.