«Rispondetele, o mio fratello» disse Beaumanoir «se però il nemico infernale, contra cui vi veggio lottare, ve ne lascia la facoltà.»
E per vero dire, Bois-Guilbert era sì fattamente agitato dai diversi affetti che gli facean guerra nell'animo, da poter credersi anche all'aspetto della sua fisonomia, che una forza soprannaturale lo traesse allo stato convulsivo in cui si vedeva. Girando attorno gli occhi in ispaventevole modo, sclamò finalmente con sorda voce, e volgendo un guardo a Rebecca: «La carta! la carta!»
«Ecco, ecco» disse Beaumanoir «una nuova prova. La vittima dei sortilegi di questa sciagurata Ebrea non può ad onta d'ogni sforzo pronunziar altre voci che la carta. Il vedo; la fatal carta, su di cui senza dubbio costei ha scritte le parole cabalistiche nelle quali sta tutto l'incanto, e che lo costringono in questo punto al silenzio.»
Ma Rebecca interpretò in altro modo le parole che pareano veramente strappate di bocca a Bois-Guilbert; e in quell'istante si ricordò del pezzetto di carta postole tra le mani all'atto di entrar nella sala, e da lei conservato sino a quella ora; onde mandò sovra di esso e di soppiatto uno sguardo, e vi lesse scritto in caratteri arabi: Chiedete il combattimento e un campione. La specie di bisbiglio che la risposta di Bois-Guilbert avea mosso nell'assemblea, ove ciascuno sul significato da attribuirsi a tale risposta consigliava col suo vicino, agevolò a Rebecca i modi e di leggere il biglietto e di lacerarlo dopo letto senza che alcuno se ne avvedesse.
Tornato a regnare il silenzio: «Rebecca» le disse il Gran-Mastro «tu vedi che non puoi trarre alcun vantaggio dalle risposte di questo sfortunato cavaliere. L'avversario che lo tormenta è più forte di lui. Hai tu null'altro da dire?»
«Sì» rispose Rebecca «le medesime vostre leggi m'offrono un'altra prova onde salvar la mia vita. Questa è ben misera, almeno da poco in qua; nondimeno ella è un dono di Dio, e non debbo sprezzarla. Userò di tutti i modi ch'ei mi concede a difenderla. Io sono innocente. Calunniosa è l'accusa portata sopra di me. Chiedo provarla tale per via di un combattimento giudiziario e di un campione.»
«E chi vorrà» riprese a dire Beaumanoir «alzar la sua lancia per una strega, per un'Ebrea?»
«Dio mi farà sorgere un difensore. Ella è cosa impossibile che nell'Inghilterra, in questa contrada, ove soggiornano tanti uomini generosi, prodi ed umani, uno non se ne trovi, il quale voglia combattere per l'innocenza e per la giustizia. Ma a me basta il chieder la prova del combattimento giudiziario. Eccone il pegno.»
Dette tai cose, e toltosi uno de' suoi guanti ricamati lo gettò dinanzi al Gran-Mastro con tal aria di modestia e di dignità, che fe' ammirata in uno e sorpresa tutta quell'adunanza.