«Mettete nella bilancia la mia innocenza» rispose Rebecca «e il guanto di seta farà sollevare il piattello che conterrà la manopola di ferro.»

«Tu persisti adunque nel rifiuto di confessare le tue colpe, e nella audace disfida da te promossa?»

«Vi persisto, nobil signore.»

«Ebbene, sia fatto a norma dell'inchiesta, e il giudizio di Dio provi qual sia la buona causa.»

«Amen!» risposero i commendatori collocati presso il Gran-Mastro.

«Amen!» ripeterono i cavalieri e tutta quell'adunanza.

«Miei fratelli» disse Beaumanoir «vi è noto come potremmo ricusare a cotesta donna il privilegio del combattimento giudiziario. Ma, benchè ebrea e infetta di magia, ella è straniera e priva d'altra difesa. Implora il benefizio delle salutari nostre leggi. Non sia mai che glielo neghiamo. Per altra parte, quantunque ci siam consacrati allo stato religioso, non perdemmo quindi l'essere nostro di cavalieri e soldati, e arrossiremmo di ricusarle tal prova qualunque ne fosse il pretesto. Udite pertanto, fratelli miei, lo stato di tale bisogna. Rebecca, figlia di Isacco, ebrea di religione, che una moltitudine di circostanze più che sospette accusa d'avere operati sortilegi sopra la persona d'un nobile cavaliere del nostro sant'Ordine, domanda il combattimento per fare prova di sua innocenza. A chi giudicate voi debba consegnarsi il pegno della battaglia, nominandolo nostro campione?»

«A Brian di Bois-Guilbert» disse tosto il commendatore di Goodalrick. «A lui particolarmente un tale affare si aspetta, ed egli ne conosce la giustizia meglio di ognuno.»

«Ma il nostro fratello Brian vive ora sotto l'influenza d'un sortilegio. Ciò vi facciamo osservare per un riguardo di prudenza; non già che trovisi in tutto l'Ordine un braccio cui più di buon grado volessimo affidare la difesa dell'Ordine stesso.»

«Reverendo Gran-Mastro» il Commendatore riprese a dire «vi debbe esser noto non trovarsi malefizio assai forte per prevalere sopra un campione allorquando si offre ad un cimento che è giudizio di Dio.»