«A tal ragione mi arrendo» soggiunse Beaumanoir. «Alberto di Malvoisin, rimettete a Brian di Bois-Guilbert il pegno della battaglia. Fratello Brian, noi vi esortiamo a combattere col vostro coraggio, e a non dubitare del trionfo della buona causa. Rebecca, ti concediamo tre giorni, incominciando da questo, onde tu possa provvederti d'un campione.»

«Ben è breve sì fatto indugio, onde una straniera, una donna di religione diversa dalla vostra, possa sperare di rinvenire un uomo che voglia cimentare per essa il proprio onore e la vita.»

«Non ne è lecito prolungarlo» rispose il Gran-Mastro. «Il combattimento dee seguire alla nostra presenza, e possenti motivi nel quarto giorno ne chiamano altrove.»

«Sia fatta la volontà di Dio!» rispose Rebecca. «Pongo ogni mia fiducia in quel solo che può in un punto operare più cose di quante ne possa l'uomo nel durare d'una eternità.»

«Non v'ha obbiezione contra un tal detto» soggiunse Beaumanoir «ma noi sappiamo chi è colui che può talora vestir le sembianze d'angelo di luce. Non resta più che a deliberare sul luogo della pugna, e del supplizio, se questo dovrà accadere. Ove è il commendatore Malvoisin?»

Malvoisin stavasi presso a Bois-Guilbert, tenendo tuttavia fra le mani il guanto di Rebecca, e parlandogli sommessamente, ma con voce animata.

«Ricuserebbe egli il pegno della battaglia?» chiese in tuono severo il Gran-Mastro.

«No, reverendo Gran-Mastro,» rispose Malvoisin, sollecito di nascondere il guanto sotto al mantello; «egli accetta. Quanto al luogo della lizza, io vi propongo il campo di san Giorgio, pertenente alla commenda, e ove siam soliti condurci ad armeggiare.»

«Ottimamente» disse il Gran-Mastro. «Rebecca, gli è in campo chiuso che dovrai presentare il tuo campione; e s'ei non riporta vittoria, se niuno si presenta a combattere in tua difesa, tu perirai della morte serbata alle fattucchiere, perchè tale è la nostra sentenza. Che questo giudizio venga registrato ne' nostri archivi, e se ne faccia pubblica lettura, onde nessuno possa allegare eccezion d'ignoranza.»

Uno de' cappellani, che adempiea ufizio di notaro, scrisse tale giudizio, sopra un grosso registro in foglio, ove si soleano trascrivere gli atti capitolari del Tempio, e poi ch'ebbe terminato, uno de' suoi colleghi ne fece lettura ad alta ed intelligibile voce.