«Gli perdono» disse allora Cedric «gli perdono se discende dal tiranno Guglielmo.»

«Il secondo il conte di Leicester, il terzo ser Thomas Multon di Gislandia.»

«Almen quest'ultimo vanta origine Sassone!» sclamò tutto trionfante Cedric.

«Il quarto ser Foulk Doily.»

«Sassone questi ancora, almeno da lato di madre» interruppe Cedric, che lo ascoltava con avida attenzione, e che in favore de' trionfi riportati dai suoi isolani condotti da Riccardo dimenticava in parte l'odio concetto contro i Normanni.

«Il quinto ser Edwin Turneham.»

«Vero Sassone per l'anima di Hengist!» sclamò Cedric, che non capiva in sè pel contento. «E il sesto! qual era il nome del sesto?»

«Il sesto» rispose il pellegrino dopo una pausa che parve ei facesse per raccogliere la sua mente «il sesto era un giovane cavaliere, men famoso, men distinto degli altri, e fu accolto in quella nobile comitiva per compirne il numero anzichè qual soccorritore all'impresa.»

«Ser pellegrino» disse allora Bois-Guilbert «dopo esservi ricordato sì bene di tant'altre cose, questa smemorataggine viene un po' tardi per tornarvi di giovamento. Ebbene! Pronunzierò io medesimo il nome del cavaliere, innanzi a cui la fatalità della mia lancia, e un passo falso del mio cavallo, mi costrinsero a ripiegare. Questi fu il cavaliere d'Ivanhoe, nè alcuno ve n'era fra gli altri cinque, che in sì verde età avesse acquistata più rinomanza. Nondimeno sosterrò, promulgherò ad alta voce, che s'egli oggi si trovasse vicino a me, e volesse giostrar meco nel torneo che sta per aprirsi, gli concederei qualunque vantaggio d'armi, nè temerei perciò sfavorevole a me l'esito della tenzone.»

«S'egli si trovasse vicino a voi» rispose il pellegrino «non esiterebbe un istante ad accettare la vostra disfida. Ma nel presente stato di cose gli è inutile turbar la pace di questo albergo con menar vanti sul successo d'una pugna, che voi ben sapete non poter accadere. Se mai Ivanhoe facesse ritorno dalla Palestina, m'offro mallevadore io medesimo, che verrà vosco al paragone dell'armi.»