«Buon mallevadore!» rispose il Templario. «Qual è il pegno che date di ciò?»

«Questo reliquiario» soggiunse il pellegrino presentando all'istante una scatoletta d'avorio di prezioso lavoro; «questo reliquiario entro cui si racchiude un minuzzolo di legno della vera croce, che io portai meco dal monastero del monte Carmelo.»

Il Priore di Jorvaulx fece tosto il segno del cristiano, nel che lo imitò il rimanente della brigata, eccetto l'Ebreo, i Maomettani e il Templario. Costui non dando alcun indizio di aver per cosa santa quella reliquia, si tolse una catenella d'oro dal collo, che gettò nel mezzo della tavola, sì dicendo: «Il Priore conservi questo mio pegno insieme all'altro di quello sconosciuto vagabondo; e valga ciò ad autenticare, che se mai il cavaliere d'Ivanhoe metterà piede nell'Inghilterra, gli farà d'uopo corrispondere alla disfida di Brian di Bois-Guilbert; disfida che s'ei non accetta, scriverò il nome di lui come quello d'un vile su tutte le pareti delle commende del Tempio in Europa.»

«Non avrete sì fatta briga» soggiunse Rowena, rompendo improvvisamente il silenzio. «Poichè in questa sala niuna voce s'innalza a favore d'Ivanhoe assente, si farà ascoltar la mia. Affermo che questo cavaliere non ricuserà mai verun cartello d'onore, e se la mia debole guarentigia valesse a crescer prezzo all'inestimabile pegno offerto dal devoto pellegrino, interporrei a mallevadori il mio onore e il mio nome, nel sostenere che Ivanhoe non ricuserà il cimento di cui dimostra tanta vaghezza questo cavaliere orgoglioso.»

Una folla d'affetti che lottavan fra loro nell'animo di Cedric, lo ridussero al silenzio nel durare di una tal discussione. L'orgoglio di lui soddisfatto, il risentimento, e la perplessità si pigneano a vicenda sulla fronte del Thane, e l'un di questi sentimenti all'altro si succedea come nuvole che urtate da impetuoso vento si risospingono. In questo mezzo, tutti i servi, ne' quali l'udire il nome del sesto cavaliere avea prodotto un effetto siccome elettrico, stavano immoti e cogli sguardi curiosamente fissi sul loro padrone; il quale solamente all'udire gli accenti di Rowena parve ricordarsi d'improvviso che il tacere oltre non gli s'addicea.

«Nobile Rowena» soggiunse «tal parlar vostro non è convenevole. Se fosse d'uopo d'altri pegni, io medesimo, comunque giustamente sdegnato contro mio figlio Ivanhoe, farei il mio onore mallevadore del suo; ma nulla manca al pegno della disfida, anche adattandosi alle regole bizzarre della normanna cavalleria... Non è egli vero, priore Aymer?»

«Verissimo;» questi rispose: «la santa reliquia, e la preziosa catena verranno deposte nel tesoro del nostro convento, e vi rimarranno inviolabili fin all'esito della disfida.»

A tai detti facendo nuovamente il segno della croce, Aymer consegnò il prezioso reliquiario a frate Ambrogio, uno de' monaci del suo seguito, e con minori cerimonie, e forse con più interno soddisfacimento, mise le catenella in una saccoccia, che foderata di pelliccia profumata aprivasi sotto il suo braccio sinistro. — «Nobile Cedric» soggiunse indi «il vostro vino è tanto squisito, che mi fa risonare all'orecchio il concerto di tutte le campane del mio convento. Permettetene di portare un brindisi a lady Rowena, poscia di ritirarci per prendere alcun poco di riposo.»

«Per la verga di Bromholme, ser Priore» rispose il Sassone «voi dismentite la vostra fama. Mi si facea creder esser voi tal uomo da lasciar sonare il mattutino innanzi separarvi dal fiaschetto, e m'accorgo che a malgrado de' miei anni non siete buono di starmi a petto. In fede mia quando era giovane, un fanciullo sassone di dodici anni non si sarebbe tolto sì presto da tavola.»

Il Priore non senza buone ragioni persistette nel sistema di temperanza, cui volle in quella notte adattarsi. Non solamente per un dovere di sua professione, egli si credeva obbligato a mantenere la pace, ma abborriva per indole ogni litigio. Fosse poi mosso tale abborrimento da carità verso il prossimo, o da amor per sè stesso, non si saprebbe dirlo, ma forse tal sua prudenza derivava da entrambe le ridette cagioni. Ei temè in tal momento, e il temperamento impetuoso del Sassone, e l'indole prosontuosa e disdegnosa del Templario, che ne avea dato più d'una prova non terminassero finalmente con qualche scoppio sgradevole. Con molto accorgimento pertanto ei si spacciò facendo osservare che in una gioconda lotta di fiaschetti non era prudente cosa il rischiare il proprio capo contro quello d'un Sassone, si lasciò sfuggire lievemente alcuni detti che si riferivano al carattere sacerdotale di cui era insignito; poi conchiuse insistendo sulla convenevolezza di ritirarsi.