«Sì» disse il Cavaliere «desso è un pegno dell'amistà di Locksley, benchè gli è probabile ch'io non ne faccia mai uso. Ma poche note intonate con tale strumento bastano a mettere sotto il mio comando una truppa di valorosi arcieri, semprechè sieno in tal distanza da poterle ascoltare.»

«Direi piaccia a Dio che non gl'incontriamo di sorte alcuna, se questo corno da caccia non fosse una spezie di passaporto per noi.»

«Che intendi con ciò? Credi forse che senza questo pegno di buona intelligenza ne assalirebbero?»

«Non so nulla io» soggiunse Wamba guardandosi intorno e con aria inquieta: «gli alberi possono avere orecchie come le case. Ma rispondetemi voi medesimo, ser Cavaliere, e ditemi quand'è che è meglio avere la mezzina e la borsa vote anzichè piene.»

«In verità, a quel che penso, questo quando non è mai.»

«Vivadio! meritereste di non aver mai piene nè l'una nè l'altra, voi che mi fate tale risposta. Gli è meglio aver votata la mezzina prima di passarla nelle mani d'un imbriacone, e la borsa innanzi di mettersi in viaggio per mezzo ai boschi.»

«Capisco ora: vuoi dire che i nostri amici son ladri.»

«Prendo questi alberi a testimonii che non ho detto nulla di ciò» rispose Wamba alzando la voce. «Ma si presta servigio talvolta ad un cavallo scaricandolo d'un peso inutile, e ad un uomo togliendogli ciò che è la sorgente di tutti i delitti. Non conviene adunque ingiuriare coloro che si prendono assunto di usar buoni ufizi ai viandanti. Ripeto unicamente che se trovassi queste degne persone vorrei aver lasciata a casa mia la borsa, per risparmiare ad essi l'incomodo di caricarsene.»

«A malgrado della buona veste che tu fai loro, è nostro dovere, o Wamba, di pregare il cielo per essi.»

«Pregherò per essi di tutto cuore quando sarò giunto a casa, ma non vorrei farlo in fondo d'un bosco, come l'abate di San-Bees che costoro sforzarono a cantare un salmo entro la cavità di una quercia, divenutagli la sua cattedra del coro.»