Che lasciasti in duolo e in pianti.

Nostri voti e nostri canti

T'apriran le vie del ciel.

La comitiva guidata da Cedric aspettò che fosse terminato il funebre inno per entrare in cotesta sala, ed avendone aperta la porta lo stesso Cedric, si trovarono alla presenza di venti donzelle sassoni, tutte di famiglie ragguardevoli, delle quali alcune intendevano a ricamare, quanto bene il comportavano il gusto di quei giorni e la loro abilità, un panno mortuario che dovea coprire la bara di Atelstano; altre, scegliendo fiori entro i canestri collocati nanti di esse, ne tesseano ghirlande funebri per sè medesime e per le compagne. Se l'esterno di tali giovinette non annunziava un cordoglio vivissimo, esse almeno si comportavano giusta le regole del decoro. Non quindi era che talvolta un sorriso incauto, qualche parola pronunziata troppo ad alta voce non traesse a quando a quando sopra alcuna di esse un rabbuffo per parte delle più gravi fra le matrone incaricate di presedere a questa femminile assemblea, e si potea scorgere agevolmente come molte di esse pensassero piuttosto ad esaminare, se quelle ghirlande lor si affarebbero, che a meditare sulla trista cerimonia al cui fine si erano assembrate. Che anzi, se dobbiam dire le cose come furono veramente, l'arrivo de' due estranei cavalieri cagionò molta distrazione alle avvenenti lavoratrici, e sovr'essi attrasse più d'un guardo alla sfuggita. La sola lady Rowena, troppo altera per dar adito ad idee di vanità, salutò gli stranieri con aria grave, quantunque graziosa. La fisonomia di lei presentava l'aspetto d'una severa dignità anzichè d'una costernazione malinconica; e se qualche ambascia il suo cuore sentiva, forse l'incertezza in cui stavasi sulla sorte d'Ivanhoe vi aveva almeno altrettanta parte quanto la morte di Atelstano.

Cedric, il quale, come avrà potuto accorgersene il leggitore, non era sempre il più avveduto degli uomini, credè leggere nella fisonomia della sua pupilla un dolor più profondo, che non in quelle delle giovani compagne di essa, e avvisò dilucidarne la cagione ai due forestieri, raccontando loro come lady Rowena fosse stata promessa in isposa al nobile Atelstano. Non è improbabile che una tal confidenza rendesse più proclive l'animo di Wilfrid a prender parte all'afflizion generale.

Dopo avere in tal guisa condotti i due ospiti ne' diversi appartamenti consacrati ai funerali del defunto, Cedric li fece entrare in una sala assegnata, disse loro il thane Sassone, a quelle persone ragguardevoli, le quali non avendo vincoli tanto prossimi col nobile Atelstano, non potevano, com'è naturale, abbandonarsi a quel dolore profondo che la perdita di lui inspirava a chi gli era congiunto per legami d'amicizia o di sangue. Cedric, dopo avere assicurati i suoi ospiti, che si avrebbe cura di somministrar loro tutto quanto di cui potessero abbisognare, stava sul punto di ritirarsi, ma il Re lo fermò:

«Nobile thane» gli diss'egli, prendendone la mano «mi fa d'uopo rammentarvi, che quando ci separammo, non è lungo tempo, voi pattuiste con me un dono, il quale dovea contrassegnare la gratitudine vostra ad un servigio che vi prestai. Vengo ora a ricordarvelo.»

«Sì: fu pattuito anticipatamente, ser cavaliere. Però in un tal momento di comune lutto....»

«Ho fatto io pure tale considerazione, ma il tempo è prezioso. Per altra parte non è male scelto il momento. Nel chiudere la tomba del nobile Atelstano, dovremmo pure seppellire entro di essa certe antiche massime pregiudicate, certe opinioni, che...»

«Ser cavaliere dal Catenaccio» disse interrompendo l'altro Cedric, «vorrei sperare non riguardasse niun altro fuori di voi il dono che siete per chiedermi. Per ciò che spetta alle mie opinioni e a quanto voi chiamate massime pregiudicate, mi parrebbe molto strano che uno sconosciuto se ne prendesse briga.»