«Sì, in fede mia!» Atelstano rispose «e so ancora quello ch'io devo al mio re: eccomi pronto» aggiunse genuflettendosi dinanzi a Riccardo «a prestargli fede ed omaggio.»
«Figlio mio» Editta sclamò «pensa al real sangue che trascorre nelle tue vene.»
«Principe tralignato!» continuò Cedric «pensa alla libertà dell'Inghilterra.»
«Madre mia, amico mio» rispose Atelstano rialzandosi «a parte le esortazioni! Il pane e l'acqua entro d'un carcere mal nudriscono l'ambizione. Esco della tomba con più giudizio ch'io non avea nell'entrarvi. La metà di tali follie mi erano state soffiate all'orecchio da quel furfante di abate Wolfram: ora fo giudici voi medesimi, s'egli sia un consigliere che meriti retta. Gli è solamente da quando m'hanno riscaldato il capo con tai cianciafruscole che mi lascio condurre di castello in castello, che ho corso strade e viottoli senza alcun costrutto fuorchè di fatiche, di botte, d'indigestioni, di carcerazioni, adesso di tre giorni d'astinenza, e tutto ciò per divisamenti, la cui conclusione non sarebbe stata altra che mandar al macello alcune migliaia d'uomini, i quali or che parliamo mangiano tranquillamente la loro cena.»
«Ma la mia pupilla, lady Rowena, spero bene che non avrete intenzione d'abbandonarla.»
«Siamo giusti, e voi ragionevole, mio buon padre Cedric. Lady Rowena ama più il dito mignolo d'un guanto del vostro figlio Ivanhoe, che tutta la mia persona. Ed ella è qui, se mentisco, mi può contraddire. Non arrossite, mia bella parente; non è poi sì grande vergogna il preferire un cavalier cortegiano ad un franklin usato alla villa. Ma non ridete nemmeno, lady Rowena; un lenzuolo per abito e un volto dimagrato dal digiuno non possono inspirar molta gioia. Però, se avete voglia di rallegrarvi, son qui a porgervene un argomento migliore. Datemi la vostra mano, o, per dir più giusto, imprestatemela, perchè non ve la chiedo che a titolo di amicizia. Ora, a voi, Wilfrid, accostatevi, io rinunzio a favor vostro... Ebbene! dov'è Wilfrid? Se non ho le traveggole per una conseguenza del lungo digiuno, giurerei d'averlo qui veduto non è un momento.»
Venne cercato Ivanhoe, venne chiamato per ogni dove, ma invano; egli era sparito. Si seppe unicamente, come un Ebreo avesse chiesto parlargli, e che dopo un colloquio brevissimo con lui, Ivanhoe si era messo a cavallo, e seguito da Gurth aveva abbandonato il castello.
«Bella lady Rowena» soggiunse Atelstano «se mi fosse lecito immaginare che la subitanea partenza d'Ivanhoe non fosse prodotta da motivi possentissimi, riprenderei i miei diritti io medesimo....»
Ma sendo che ei non la tenea più per mano fin d'allora che la partenza d'Ivanhoe fu nota, lady Rowena, il cui animo si trovava in uno stato di non lieve imbarazzo, avea colta sì fatta occasione per uscir della sala.
«In verità» sclamò Atelstano «hanno ragione quelli che dicono essere la donna fra tutti gli animali la creatura su di cui meno si può fidare, eccetto però gli abati ed i frati. Voglio essere un pagano, s'io non m'aspettava qualche ringraziamento ed anche un amplesso da lei. Convien dire che con questo maladetto lenzuolo sia stregato; pare che tutto il mondo mi fugga. Nobile re Riccardo, a voi dunque mi volgo, offerendovi nuovamente la fede e l'omaggio che qual vostro buon suddito....»