Osvaldo si strinse nelle spalle in aria di persona scontenta, e disse all'orecchio di Wamba: «Io aveva intenzione di alloggiare costui in una stanza vicina alla mia; ma poichè si mostra tanto scompiacente verso i Cristiani, lo metterò a canto all'Ebreo. Anwold» diss'egli al servo che portava la torcia. «Conducete il pellegrino alla parte di fabbrica posta ad ostro. Vi auguro la buona notte, ser pellegrino, e vi ringrazio della vostra cortesia.»
«Sia con voi la Beatissima Vergine!» rispose senza scomporsi il pellegrino, e seguì senza più fermarsi la propria guida.
Giunto ad un'anticamera, cui mettevano molte porte, e schiarita da una piccola lampada di ferro, gli si parò innanzi la prima ancella di Rowena, dicendogli con tuono autorevole, che la sua padrona bramava parlar secolui. Tolta indi la torcia dalle mani d'Anwold, intimò a questo di aspettarla ivi, facendo cenno di seguirla al pellegrino; il quale non giudicò da rifiutarsi questo invito siccome quello di Osvaldo; e benchè i primi moti dello straniero lo annunziassero sorpreso, ubbidì nondimeno senza farsi lecita veruna osservazione.
Attraversato un picciolo corritoio, e saliti sette gradini, ciascun de' quali non era che una grossa trave di legno, si trovò ad un tratto nell'appartamento di lady Rowena, la magnificenza del quale corrispondeva al rispetto, che alla donna ragguardevole usavasi dal signor del castello. Ne coprivano le pareti tappezzerie ornate di oro e di seta, che rappresentavano argomenti di caccia, espressi con quella maestria, che lo stato dell'arti a quei dì permettea. D'una simile tappezzeria vedeasi fregiato il letto, che guernivano cortine color di porpora. Sontuosi cuscini soprastavano a quelle seggiole, e una d'esse a bracciuoli e più alta dell'altre avea dinanzi a sè uno sgabello d'avorio di bizzarro lavoro.
Davano lume all'appartamento quattro torcie di cera, conficcate in altrettanti candelabri d'argento. Ciò nullameno le donne leggiadre de' nostri giorni non si avvisassero di portare invidia alla magnificenza d'una sassone principessa. Perchè le mura di tale stanza erano sì piene di crepature, e sì mal rinzaffate, che le tappezzerie si movevano ad ogni lieve spirar di vento, e la fiamma delle torce, anzichè salire perpendicolare, ondeggiava or da un lato or dall'altro come la banderuola d'uno stendardo. Perciò, comunque gli arredi fossero magnifici, e mostrassero tanto buon gusto quanto il secolo ne permettea, nulla vi si trovava delle cose che contribuiscono all'agiatezza, il qual genere di lusso essendo allora sconosciuto, il difettarne non produceva molestia.
Lady Rowena, dietro cui stavano tre ancelle, e una di queste intesa a metterle i capelli in aggiustamento da notte, sedea sulla specie di trono testè descritto, e detta sarebbesi una regina in atto di ricevere l'omaggio de' sudditi. Nè dal tributarle omaggio si ristette il pellegrino, che piegò il ginocchio dinanzi a lei, sollecito però più che mai di coprirsi col suo mantello.
«Alzatevi, pellegrino» ella gli disse: «chiunque prende la difesa dell'uomo assente ha diritto di vedersi ben accolto dagli amici della verità, dagli ammiratori d'ogni nobil coraggio. Ritiratevi» soggiunse indi alle ancelle «desidero rimanermi sola col pellegrino.»
Senza partirsi dall'appartamento, quelle donne si ridussero all'estremità opposta, sedendo sopra un banco collocato contra il muro, e fattesi mute siccome statue, benchè situate a tal distanza dalla loro padrona che avrebbero potuto parlare a mezza voce senza tema d'essere intese.
«Pellegrino» disse Rowena dopo un momento di silenzio; nel durar del quale sembrava pensasse al modo di cominciare l'intertenimento. «Voi questa sera pronunziaste un tal nome.... Il nome d'Ivanhoe» e nel ripetere la stessa voce sembrava facesse un grande sforzo a sè medesima. «E lo pronunziaste in un castello, ove, giusta le leggi della natura, dovrebbe essere un diletto l'udirlo; e dove nondimeno per una sequela di dolorose circostanze non può essere profferito che non ecciti in più d'un cuore sensazioni affliggenti, e di natura diversa fra loro. Una sola interrogazione ardisco farvi: ove trovavasi egli, qual n'era il destino quando voi abbandonaste la Terra Santa? Noi qui sapemmo che il cattivo stato di sua salute lo rattenne in Palestina dopo la partenza dell'esercito inglese, e sapemmo parimente che sofferse persecuzioni dalla fazion de' Francesi, cui diconsi affezionati i Templari.»
«Conosco assai poco il cavaliere d'Ivanhoe» rispose con tremante voce il pellegrino «e ben vorrei conoscerlo maggiormente, o nobil donzella, poichè il suo destino vi sta a cuore. Pure mi è noto che sottrattosi alle persecuzioni dei suoi nemici, egli era sul punto di ritornare nell'Inghilterra, ove s'egli abbia qualche speranza d'esser felice, voi lo saprete meglio di me.»