«Ma sai tu, amico Gurth, che in questa mattina hai date prove d'una cortesia tutta nuova! Mi prenderei quasi assunto di camminare a piedi nudi come quel pellegrino, perchè poi tu mi servissi con eguale zelo. Io pure ti darei volentieri la man da baciare.»
«Ti dirò che non sei tanto pazzo, il mio Wamba, benchè tu non ragioni che secondo le apparenze; ma gli è poi quello che anche i più saggi fra gli uomini fanno. Oh! gli è tempo ch'io pensi al mio gregge» e detto ciò, rientrò, seguito dal suo compagno, in castello.
Intanto i due viaggiatori si allontanavano con una rapidità ben atta a provare da quai timori fosse tribolato l'Ebreo, perchè gli è ben raro che uomini giunti in quell'età amino forzar tanto le loro corse. Il pellegrino, che si dimostrava pratico d'ogni sentiero il men conosciuto di quella foresta, lo condusse per traversi solitarii e selvaggi che si sarebbe creduto non gli avesse mai calcati uman piede; onde l'Ebreo venne più d'una volta in timore, che il divisamento del giovane pellegrino fosse quello di consegnarlo in cattive mani.
E a dir vero la natura di que' tempi rendea perdonabile tal diffidenza. Eccetto il pesce volante che trova nemici in tutt'e due gli elementi, non v'erano forse individui nell'intero regno della natura, i quali fossero bersaglio ad una persecuzione tanto generale, e sì costante e crudele quanto i miseri Ebrei. Sotto pretesti i più lievi, ed in uno i più sragionevoli, o coll'appoggio d'ingiuste ed assurdissime accuse, e le persone e le sostanze loro erano in balìa del furor popolare. Normanni e Sassoni, Danesi ed Inglesi, comunque genti fra lor nimicissime, gareggiavano d'accanimento contra un popolo, che parea fosse un merito e un religioso debito l'insultare, il vilipendere, il perseguir, lo spogliare. I re di schiatta normanna, e i nobili independenti, che nel commettere atti arbitrari teneano le regali orme, usavano in oltre contro di questa schiatta sfortunatissima un altro genere di cattivi trattamenti ridotti a calcolato sistema, e che aveano per suprema ragione la cupidigia. È conosciuta la barbarie del re Giovanni, il quale tenendo rinchiuso in uno de' suoi castelli certo Ebreo assai facoltoso, gli faceva ogni giorno strappare un dente per ridurlo sotto questo martirio a pagare una somma esorbitante, che il tiranno da lui pretendeva e che l'infelice pagò finalmente, quando si vide sguernita una metà di mascella. Il poco d'argento monetato ch'era in paese trovavasi fra le mani di questo popolo perseguitato; onde la nobiltà non si stava dall'imitare gli esempi del Monarca, mettendo a contribuzione gli Ebrei, e adoperando contr'essi ogni specie di vessazione, e perfino il tormento della tortura. Ciò nullameno la sete del guadagno inspirava ai figli d'Israele tal coraggio a sofferire i patimenti, che li traeva a sfidar pericoli ed ogni spezie di mali onde conseguire tutti gl'immensi profitti, per altra parte sperabili da una contrada ricca di sua natura quanto lo è l'Inghilterra. E ad onta di sì fatte persecuzioni, e di una corte speciale, con nome di scacchiere degli Ebrei, instituita a solo fine di tassarli arbitrariamente e spogliarli de' loro averi, questa genia smodatamente moltiplicava, e perveniva a grandi ricchezze coll'espediente inventato di trasmettersi vicendevolmente somme rilevanti per via di cambiali; perchè ad essi e a tal circostanza, siccome narrasi, è debitore il commercio del trovato delle cambiali, che loro agevolavano i modi di far passare i capitali da un paese all'altro. Per lo che quando in un paese si vedeano minacciati d'un'oppressione da non potersi più tollerare, assicuravano i propri tesori con sì fatto stratagemma che altrove li trasportava.
Così aperta in tal qual modo una lotta tra l'ostinazione e la cupidigia degli Ebrei per una parte, e il fanatismo e la tirannide dei Grandi della nazione per l'altra, si aumentava il numero dell'anzidetta gente in proporzione di sofferte avanie. E se le ricchezze immense che largiva loro il commercio, cimentavano il più delle volte a gravi rischi i Giudei, altre volte anche accadea che procacciassero ad essi una certa prevalenza, e modi di assicurarsi un dato grado di protezione. Tale essendo il tenore della costoro esistenza, ne addiveniva in essi quel miscuglio di carattere timido, inquieto, sospettoso e ostinato ad un tempo, inflessibile e fertile nell'inventare astuzie, atte a liberarli dai pericoli che li circondavano.
Dopo che i due viaggiatori ebbero camminato alcune ore senza profferir parola, il pellegrino ruppe il silenzio — «Vedi tu quella grande quercia, morta, per metà di vecchiezza? Ivi finiscono i dominii di Frondeboeuf. Gli è lunga pezza che non siamo più sul territorio di Malvoisin. Laonde ti trovi fuor del pericolo che i tuoi nemici t'inseguano.»
«Possano, perchè non m'arrivino» soggiunse l'Ebreo, sollevando al cielo gli sguardi «fracassarsi le ruote de' lor carriaggi, come accadde all'esercito filisteo. Ma voi, buon pellegrino, deh! non m'abbandonate. Ben v'è noto che fra i miei persecutori si trovano quel feroce, quel selvaggio Templario, e gli schiavi suoi saracini, poco rileva del luogo ove in me si scontrassero. Costoro non rispettano nè territorii nè signori di territorii.»
«Qui però» tornò a dire il pellegrino «è il sito ove dobbiam separarci. L'abito che ho indosso non mi permette di rimanere più lungo tempo di quanto il voglia necessità, in compagnia d'un Ebreo. Per altra parte, come potrebb'egli un pacifico pellegrino difenderti contra due uomini armati?»
«Oh prode giovine! So ben io che potete difendermi, e son certo che lo farete. Comunque mi vediate povero, posso ricompensarvi, non dirò con danaro perchè ne son privo, e ne attesto il mio gran padre Abramo, ma.....»
«Già mi spiegai abbastanza ch'io non voglio da te nè danaro nè ricompensa. Quanto poi alla tua inchiesta... ebbene! sia come brami. Ti accompagnerò e ti difenderò anche, se sarà d'uopo, perchè finalmente non vedo che si possa imputare come delitto ad un Cristiano il difendere dalla violenza d'un Saracino un altr'uomo, sia questi pur anche Ebreo. Noi non siamo lontani dalla città di Sheffield. Ti condurrò dunque fin là. Ivi rinverrai, non ne dubito, qualcuno de' tuoi fratelli per ricoverarti.»