Spacciarsi dalle staffe, rimettersi in piedi fu un solo istante per Bois-Guilbert. Furioso oltre ogni dire in veggendo il guasto che tale avvenimento arrecava ai suoi allori, e in udendo gli applausi unanimi che si tributavano al vincitore, sguainò la spada, facendo cenno al cavaliere Diseredato di mettersi in parata. Questi colla massima leggerezza saltò da cavallo, sguainando parimente la spada; ma i marescialli del torneo, accorsi a tutta briglia, li separarono pronunziando che tal genere di combattimento non era lecito in sì fatto giorno.

«Noi ci rivedremo, lo spero» disse il Templario al suo vincitore lanciando sovr'esso tali sguardi che tutta l'intera rabbia ne disvelavano «e ci rivedremo in tal luogo ove non si troverà chi venga a separarci.»

«Non sarà per mia colpa, se ciò non accade» rispose il cavaliere Diseredato «a piedi, a cavallo, colla sciabola o colla lancia, mi troverai pronto tutte le volte a misurar colle tue le mie armi.»

Nè le cose sarebbersi contenute in tai detti, se i marescialli incrocicchiando le loro lancie fra i due campioni, non gli avessero costretti a disgiugnersi. Il cavaliere Diseredato tornò alla porta di tramontana, e Bois-Guilbert alla sua tenda, ove passò il rimanente del giorno in preda alla disperazione e alla rabbia.

Senza scendere da cavallo il vincitore chiese gli si portasse vino, indi aprendo la parte inferiore della visiera notificò che beveva alla salute di tutti i cuori veramente inglesi, e alla confusione de' tiranni stranieri. Poi tostamente ordinò al suo trombetta di sonar la disfida agli altri tenitori, incaricando l'araldo d'armi di annunziare a questi come fosse mente di lui combatterli un dopo l'altro, e seguendo quell'ordine qualunque in cui fosse piaciuto ai medesimi presentarsi.

Fidando in sua forza e gigantesca statura, Frondeboeuf fu il primo a scendere nell'arringo. Lo scudo di lui mostrava in campo d'argento una testa di toro nero, cancellata per metà dai molti colpi che avea sopportati. Ne faceano impresa queste voci latine spiranti arroganza: Cave, adsum. Il cavaliere Diseredato riportò sovr'esso un vantaggio lieve sì ma conchiudente, perchè rottesi ad entrambi e in un sol urto le lancie, Frondeboeuf perdè in quello scontro le staffe, laonde vinto il chiarirono i marescialli.

Nè in guisa molto dissimile terminò la lotta tra lo sconosciuto e ser Filippo di Malvoisin, giudicato perditore, poichè un forte colpo di lancia vibratogli sull'elmo dall'avversario, ruppe le stringhe che tal parte d'armatura annodavano, onde rimase scoperto il capo del combattente.

Nel cimentarsi con ser Ugo di Glentmesnil il cavaliere Diseredato fe' prova d'altrettanta cortesia, quanto negli antecedenti scontri ne avea dati di destrezza e valore. Perchè sendo giovane ed impetuoso il cavallo di Glentmesnil, caracollando s'impennò nel far carriera per modo, che tolse ogni abilità di valersi della sua lancia al cavaliere. Lo sconosciuto lungi dal vantaggiare di questo incidente, levò la lancia quando gli fu da vicino, e la fe' passare al di sopra dell'elmo dell'avversario, quasi per dargli a comprendere come sarebbe stato in proprio arbitrio il colpirlo. Indi voltando il corridore ritornò alla porta settentrionale, d'onde inviò l'araldo d'armi per domandare a Glentmesnil, s'egli era in grado di ricominciare l'assalto; ma questi gli fe' rispondere protestandosi vinto così dalla maestria come dalla destrezza del suo antagonista.

Compiuto fu il trionfo dell'incognito da Ralph di Vipont, rinversato da cavallo con tanto impeto, che gli uscì il sangue dalla bocca e dalle narici, sicchè i suoi scudieri dovettero trasportarlo semivivo fuor dell'arena.

Fra mille evviva che continuarono per lungo tempo, venne accolta la dichiarazione unanime del Principe e de' marescialli, i quali attribuirono al cavaliere Diseredato l'onore di questa giornata.