Ma la disgrazia del principe Giovanni, così in questa occasione come in tutte l'altre della sua vita, era quella di non conoscere l'indole delle persone ch'ei si voleva affezionare. Anzichè sapergli grado di questa specie d'omaggio tributato alla beltà della figlia, Fitzurse prese in mala parte che il principe avesse con tal osservazione messo in vista maggiore il poco riguardo usatole dallo straniero, onde prese a dire con alterezza:

«Fra le prerogative della cavalleria non ne conosco di più preziose, di più inalienabile sopra quella che lascia libera ai cavalieri la scelta della lor dama. Mia figlia non va a mendicare omaggi da chicchessia, nè gliene potranno mancare nella sfera che le s'addice.»

Il principe nulla rispose; e per celare meglio il dispetto e la collera, punse i fianchi del suo palafreno, e corse di gran galoppo ver la parte di logge, ov'era Rowena, che non avea per anco toccata la corona deposta a' suoi piedi.

«Raccogliete, leggiadra Lady» le disse egli «il segnale della vostra sovranità; niuno più di noi gode nel renderle omaggio. Se piacesse così a voi, come ai nobili vostri amici, di abbellire in tal giorno la nostra mensa al castello d'Ashby, ne sarebbe di non lieve diletto lo stringere più ampia conoscenza colla Regina del dì novello.»

Rowena si tacque, e Cedric rispose in idioma sassone con questi detti:

«Lady Rowena non sa la lingua che le sarebbe necessaria per poter rispondere alla Grazia vostra, nè quindi per ben comparire convenevolmente alla vostra mensa. Io pure e il nobile Atelstano di Coningsburgo non conosciamo che la lingua e i modi de' nostri maggiori. Piacciavi adunque d'averne per iscusati se non accettiamo il vostro invito. Domani Lady Rowena adempirà gli ufizi a lei assegnati dalla libera scelta del cavalier vincitore e confermati dalle acclamazioni del popolo.»

Dopo i quali detti prendendo la corona egli stesso la collocò sul capo di Lady Rowena, per dar a comprendere com'essa accettava l'autorità temporanea che le venìa conferita.

«Che dic'egli?» Chiese il principe Giovanni ostentando ignorare l'idioma sassone, comunque a perfezione il sapesse. E quando uno de' suoi cavalieri gli ebbe data l'interpretazione del discorso fatto da Cedric, soggiunse: «Bene, bene! domani metteremo sul suo trono questa muta sovrana.... Ma voi almeno, ser cavaliere» volgendosi al vincitore che era rimasto tutto quel tempo presso alla loggia «voi almeno parteciperete del nostro banchetto?»

Lo sconosciuto parlò allora la prima volta, e con voce appena intelligibile, prese pretesto per dispensarsene dal bisogno ch'egli avea di riposo e dalla necessità di apparecchiarsi al combattimento della domane.

«Nulla di meglio!» disse Giovanni con tuono misto d'alterigia e sarcasmo: «noi siamo poco avvezzi a tali rifiuti: pure ci sforzeremo di rendere il nostro convito men che sarà possibile melanconico comunque non onorato dalla presenza del vincitore e della sua regina.»