Dette le quali cose uscì dal ricinto insieme col suo sfarzoso corteggio; e tal partenza fu il segnale a cui votossi l'arena.
La mediocrità non dimentica mai le ferite fatte al suo orgoglio. Prima di togliersi dall'anfiteatro, gli sguardi del principe si scontrarono in quell'arciere spiaciutogli fin dall'istante delle quistioni occorse al proposito dell'Ebrea. «Vegghiate su questo furfante» diss'egli ad alcuni de' suoi armigeri «il vostro capo mi sarà mallevadore di lui.»
L'arciere sostenne il guardo corrucciato del principe con quell'intrepidezza che avea manifestata poc'anzi, e rispose: «Il mio disegno non è d'abbandonare Ashby prima della sera di domani. Son curioso di vedere come gli arcieri della contea di Stafford e Leicester sappiano usare delle loro armi. Le foreste di Needwood e di Charnwood dovrebbero essere una buona scuola per loro.»
«Ed io» disse il principe alla comitiva, disdegnando rispondere immediatamente all'arciere «sono curioso di vedere se questo spaccamonti sa valersi delle sue. Tremi, se la sua destrezza non fa in qualche modo le scuse della sua temerità.»
«Gli è tempo una volta» disse Bracy «che la tracotanza di questi sciagurati venga repressa col dar qualche esempio straordinario.»
Waldemar, a quanto parea, non persuaso, che il suo signore fosse sul buon sentiero per giugnere alla popolarità, si stette in silenzio, nè fece altro che stringersi nelle spalle. Il principe riprese il cammino del castello d'Ashby e in meno d'un quarto d'ora un solo spettatore non vedeasi in quel recinto.
Le persone unite in drappelli, più o men numerosi, si ritiravano per diverse bande, ma la maggior parte intendeva ad Ashby. I personaggi i più distinti alla corte avevano nel castello i loro alloggiamenti, mentre gli altri si procacciarono stanze nella città. In questo ultimo novero si trovarono quasi tutti i cavalieri che nel torneo sostennero la parte di assalitori o che divisavano mostrarsi nella giostra della domane. Tanto che questi camminando s'interteneano delle cose accadute nella giornata, erano accompagnati dagli applausi della plebaglia, che d'applausi pur largheggiava al principe Giovanni, mossa piuttosto dallo splendore del suo corteggio, che da affezione verso di lui.
Ben più sinceri e più meritati ed unanimi applausi risonavano attorno del vincitore, il quale bramoso di sottrarsi agli sguardi delle turbe affoltatesi per contemplarlo, accettò una tenda offertagli dai marescialli del torneo, ed era una di quelle situate all'estremità settentrionale della lizza. Quand'egli vi fu entrato si dissiparono a poco a poco le persone rimaste per vederlo più da vicino, e per far congetture sul suo nome e sulla sua condizione.
Quel tumulto, che non va mai disgiunto da un'adunanza numerosa di persone convenute in un medesimo luogo per vedere qualche avvenimento cui prendano viva parte, fece luogo allora al confuso bisbiglio di gente che parla allontanandosi, rumore che sminuisce a poco a poco, sinchè finalmente non si fa più sentire. Rimasti non erano nel ricinto se non se coloro cui spettava toglierne i cuscini e gli altri arnesi portatili, onde metterli al sicuro nel durar della notte, ed eran pur questi i quali si disputavano gli avanzi del vino e de' reficiamenti, che per ordine del Principe erano stati presentati agli spettatori.
Di lì non molto distante vennero piantate diverse fucine temporanee, che stettero in lavoro tutta la notte per riparare l'armi e le armature da adoperarsi nuovamente nel dì successivo.