Terminata appena quella mensa frugale, lo scudiere gli annunziò come cinque uomini montati su cavalli barberi chiedevano di parlargli. Il cavaliere Diseredato nello spogliare la sua armatura avea rivestita la lunga tonica qual la portavano allora i pellegrini, la quale essendo guernita d'un grande cappuccio atto a scendere quant'uom volea sul capo, giovava a nascondere i lineamenti di chi n'era coperto come lo avrebbe fatto la visiera d'un elmo; oltrecchè la notte in sul cominciare risparmiava la necessità di qualunque travestimento, quando mai il caso non gli avesse portato innanzi persone che ne conoscessero perfettamente la fisonomia.
Con sicurezza quindi si trasse fuori della tenda, ove trovò gli scudieri dei cinque tenitori che ne conduceano a guinzaglio i cavalli carichi delle armature di ciascun d'essi.
«Conformemente alle leggi della cavalleria» disse il primo di questi scudieri «io, Baldovino d'Oyley, scudiere del formidabile cavaliere Brian di Bois-Guilbert, vengo ad offerire a voi, che v'intitolate il cavaliere Diseredato, l'armatura e il cavallo, de' quali si valse il detto Brian di Bois-Guilbert nella posta d'armi di questo giorno, ed è rimesso nella vostra generosità il conservar tali cose, o porne il prezzo, tale essendo la legge dell'armi.»
Gli altri scudieri ripeterono a lor volta la stessa formola, ciascuno a nome dei loro padroni, indi aspettarono per udire la risoluzione del vincitore.
«Una sola risposta farò così a voi come ai vostri padroni» disse il cavaliere Diseredato, indirigendosi unicamente ai quattro ultimi scudieri. «Portate adunque i miei complimenti a questi nobili ed onorevoli cavalieri, e dite loro che non saprei perdonare a me stesso se li privassi di cavalli e d'armature che non possono appartenere a più valenti campioni. Vorrei potere far sì che qui finisse il messaggio di cui v'incarico, ma essendo io, così di fatto come di nome, cavaliere diseredato, mi vedo costretto a pregare i vostri padroni a riscattar queste spoglie, giacchè posso appena dir mia l'armatura che ho indosso.»
«Noi abbiamo ordine» disse lo scudiere di Frondeboeuf «d'offerirvi in riscatto cento zecchini per ogni cavallo e armatura.»
«Ciò basterà» rispose il cavaliere: «le circostanze in cui sono mi costringono ad accettare la metà di tale somma; quanto al di più ne farete due parti eguali, e ciascun di voi ne terrà una per sè, e distribuirà l'altra agli araldi d'armi ed ai menestrelli.»
Gli scudieri lo ringraziarono d'una generosità di cui non erano usi a vedere sì di frequente gli esempi. Allora il cavaliere si volse allo scudiere del Templario: «Quanto a voi, dite al vostro padrone, che da lui non voglio nè cavallo nè armatura nè riscatto. La nostra querela non è terminata, nè il sarà che dopo esserci noi battuti a lancia e a spada a cavallo ed a piedi. Egli medesimo mi ha sfidato a battaglia continuata fino alla morte, nè io lo dimenticherò. Soggiugnetegli indi che nol riguardo come i suoi quattro compagni, co' quali verrò sempre di buon grado a cambio di cortesie, ma come un uomo ch'io tratterò mai sempre da mortale nemico.»
«Il mio padrone» rispose Baldovino «sa rendere disprezzo per disprezzo, colpo per colpo, cortesia per cortesia. Poichè ricusate accettare questo riscatto, che da' miei colleghi non rifiutaste, vi lascio qui il palafreno e l'armatura del cavaliere Bois-Guilbert, ben certo ch'ei non vorrà d'ora in poi nè cavalcar l'uno, nè portar l'altra.»
«Questo è un ben favellare, prode scudiere» disse lo sconosciuto «e tale ardimento s'addice a chi tratta la causa del signore lontano. Non però vi soggiungo di lasciar qui l'armi e il cavallo; riportate tai cose al vostro padrone, e s'ei ricusa riprenderle, conservatele per voi. In quanto io possa averne l'arbitrio, ve ne faccio un presente.»