Baldovino salutò profondamente il cavaliere, e si ritrasse indi coi suoi compagni.
«Ebbene, o Gurth!» disse il Diseredato rimasto solo col suo scudiere; «tu vedi ch'io non ho offuscata la gloria dei cavalieri inglesi.»
«Ed io» rispose Gurth «per essere un custode di porci sassoni, non ho forse ben sostenuta la parte di scudiere normanno[15]?»
«Ottimamente; ma io temeva ad ogni istante che il tuo contegno goffo giungesse a scoprirti.»
«Che dite mai? Non ho paura che alcuno mi riconosca, se non fosse mai il mio camerata Wamba, che non saprei dire se sia più matto o maligno. Per altro non ho potuto stare dal ridere, nel vedermi passar vicino il mio vecchio padrone, cui nessuno toglie di mente che Gurth stia ora badando ai suoi porci nella foresta e tra la melma di Rotherwood. S'ei sapesse questa mia spedizione!.... Non vi mancherebbe altro!»
«Eh via, Gurth! Non ignori quello che t'ho promesso.»
«In fine poi accada quel che sa accadere! Non lascerò di prestarmi per un amico se v'andasse ancor la mia pelle. Già ho un cuoio duro quanto un porco da razza della mia mandria, e le verghe non mi fanno paura.»
«Credimi, Gurth, io ti ricompenserò de' pericoli cui ti cimenti per amor mio. Intanto prendi queste dieci monete d'oro.»
«Dio ve ne renda merito!» rispose Gurth, nel metterle in saccoccia «eccomi ora più ricco di quanto lo fu mai un porcaiuolo od un famiglio.»
«Ora prendi questo sacco d'oro; va ad Ashby e t'informa dove alloggi Isacco d'York, gli ricondurrai il cavallo, ch'ei m'ha fatto prestare, dicendogli di tenersi su questo denaro il valore dell'armatura fornitami colla sua sicurtà.»