«No per san Dunstano! che non farò nulla.»
«Come Gurth? ricuserai tu d'eseguire i miei ordini?»
«No certo, finchè saranno giusti, ragionevoli e tali che un Cristiano possa adempirli. Ma quello che mi date ora è ben tutt'altro. Sofferire io che un ebreo si paghi da sè medesimo! Non sarebbe cosa giusta, perchè tornerebbe allo stesso col tradire il mio padrone. Non sarebbe nemmeno ragionevole, nè opera di Cristiano. Mi parrebbe di spogliare un fedele per arricchire un miscredente.»
«Eppure, pensaci! voglio ch'ei rimanga contento.»
«Fidatevi in Gurth» rispose lo scudier porcaiuolo, mettendosi il sacco sotto il mantello e in questa uscendo fuor della tenda. Poi aggiunse fra sè medesimo «Costui sarebbe il diavolo s'ei non si contentasse della quarta parte di quanto domanderà.» Così prese la strada d'Ashby lasciando il cavaliere Diseredato in preda alle sue penose e sgradevoli meditazioni, delle quali però non è ancor giunta l'ora di render conto.
Adesso fa di mestieri cambiare il luogo della scena, e che il leggitore abbia la pazienza di trasportarsi con noi nella città d'Ashby, o a dir meglio in una casa di campagna situata in un sobborgo, e spettante ad un ricco Israelita. Isacco, Rebecca, e la gente lor di servigio, aveano ivi posto alloggiamento, perchè ella è cosa nota che gli Ebrei usavano fra loro la virtù dell'ospitalità con altrettanta grandezza d'animo quanta era l'avarizia e la cupidigia, di cui venivano tacciati inverso i Cristiani.
In un appartamento poco spazioso, ma riccamente arredato e messo al gusto orientale, Rebecca sedea sopra un mucchio di cuscini ricamati, posti sopra un pianerottolo non troppo alto che tenea tutto il circuito di quella sala, prestando l'ufizio di seggiole e di seggiole a bracciuoli siccome in circa ne è l'uso nel regno di Spagna. Questa giovane, negli occhi di cui la filiale pietà si leggea, li tenea fisi sopra ogni atteggiamento del padre suo, che faceva lunghi passi su e giù per la stanza, con viso smunto e costernato, or giugnendo le mani, or sollevandole al cielo come uomo il cui spirito lotti contro gravissima tribolazione.
«Beato Giob!» sclamava egli «e voi dodici santi patriarchi, padri della nostra nazione! Poteva accader peggio ad un uomo che ha sempre adempiuta fin nelle cose minime la legge santa di Mosè? Cinquanta zecchini toltimi con un sol tratto di rete, che mi carpirono gli artigli di quel tiranno!»
«Però, padre mio» disse Rebecca «parvemi che quel denaro avuto dal Principe, lo deste volontariamente.»
«Volontariamente! Che tutte le piaghe dell'Egitto gli piombino adosso! Volontariamente, sì! Con quella volontà che gettai nel golfo di Lione le mie mercanzie, quando fu d'uopo alleggerire il naviglio per non vederlo sommergere. Le mie sete le più preziose coprirono i flutti; i miei deliziosi profumi ne imbalsamarono la schiuma, i miei drappi d'oro e d'argento ne arricchirono le caverne. Non mi trovava io fra le angoscie di chi agonizza quando le mie proprie mani compievano questo orribile sacrificio?»