«Padre mio, non rischiavamo men della vita, e mi pare che dopo quel tempo Dio abbia benedette le vostre imprese e vi abbia colmato di ricchezze.»
«Va benissimo; ma che mi giovano se il tiranno vi mette le branche siccome ha fatto questa mattina, se nell'atto di togliermi le sostanze mi costringe a mostrare buon umore?... O figlia mia, noi siamo una schiatta errante diseredata, e peggio è, che quanto più veniamo vilipesi, spogliati, a proporzione il mondo si burla di noi, e siam costretti ricorrere alla umiltà, alla pazienza, allorchè dovremmo pensare a vendicarsi dei nostri persecutori.»
«Non vogliate prender tutto in mala parte, o mio padre; alcuni vantaggi ancora stanno per noi: i Nazareni sì implacabili, sì crudeli, sono in certo tal qual modo subordinati a questi dispersi figli di Sion, da loro perseguitati e vilipesi. Privi del soccorso di nostre ricchezze, nè saprebbero come pagar le spese delle loro guerre, nè potrebbero decorare i trionfi che ne derivano. Il denaro che ad essi prestiamo torna nelle nostre casse moltiplicato da un buon interesse. In somma, possiamo essere paragonati alle zolle che non fioriscono mai tanto bene siccome allora che vengono calpestate. La festa medesima d'oggi si sarebbe ella solennizzata senza l'aiuto di questi spregievoli Ebrei che anticiparono il denaro necessario a tal uopo?»
«Oh qual cantino vai toccando adesso, mia figlia, cantino che manda alle mie orecchie un suono ingratissimo! — Quel bel cavallo, quella ricca armatura, dovean far parte de' miei utili nell'affare concluso ultimamente, ove sto a metà con Kirgath Iairam di Leicester; figurati! il guadagno d'una settimana! niente meno che il tempo frapposto tra un sabato e l'altro! Ebbene! prevedo che il cavallo e l'armatura finiranno come le mie mercanzie gettate nel mare. Perdita sopra perdita, rovina sopra rovina!... Però... non disperiamo ancora. La cosa potrebbe andar altrimenti. Quel giovane ha dato prove di galantuomo.»
«Non crederò mai, padre mio, che vi dolga d'avere riconosciuti i servigi a voi prestati da questo straniero.»
«Credo non averne alcun rincrescimento, o mia figlia... credo anche alla riedificazione di Gerusalemme, ma ho tanta ragione di sperare che questi miei occhi vedano risorgere le muraglie e le fortificazioni del tempio, quanta ne ho per immaginarmi che un cristiano... e il miglior vedi! di tutti i Cristiani... arrivi a pagare un debito ad un Ebreo se non contempla dinanzi a sè la prospettiva della prigione e de' catenacci.»
E sì dicendo, continuava a trascorrere con passi irregolari la stanza; laonde Rebecca, vedendo che ogni sforzo suo per consolarlo non giovava se non se a fornirgli nuovi argomenti di querelarsi, prese il prudente partito di lasciare che si sfogasse a suo grado; condotta savissima, e che noi proponiamo da imitarsi in simili circostanze a chiunque sentasi vocazione per le parti di consolatore o di consigliere.
Annottava, allorchè tre servi entrarono in quella stanza, un d'essi che ponea due lampade sopra una tavola, e i secondi che portavano altra tavola incrostata di argento, e coperta di reficiamenti i più dilicati e di sceltissimi vini; perchè gli Ebrei ricchi nell'interno di loro abitazioni, non erano avversi in niun modo alle ricercatezze del lusso. Avea già empiuta di vin greco una tazza, e stava Isacco per appressarla al labbro, quando uno de' ridetti servi venne annunziando un Nazareno, il quale desiderava parlargli; chè col solo nome di Nazareni gli Ebrei fra loro erano avvezzi ad indicare i Cristiani. Il tempo di chi vive del commercio è a discrezione del pubblico; onde Isacco ripose senza averne gustato, la tazza sopra la tavola; e dopo avere ordinato di velarsi alla figlia, permise che il forestiere s'introducesse.
Appena aveva avuto il tempo Rebecca di nascondere i suoi vezzosi lineamenti sotto un velo di tocca d'argento che le scendea sino ai piedi, si aperse la porta, presentandosi Gurth avvolto in un ampio mantello normanno. Le apparenze nol favorivano troppo; che anzi diede a sospettare di sè egli medesimo, perchè invece di levarsi, entrando, il suo berrettone, se lo assettò meglio alla testa.
«Siete voi l'ebreo Isacco d'York?» domandò in lingua sassone Gurth.