«Sì» rispose Isacco nella lingua medesima, perchè il suo commercio l'avea posto nella necessità d'imparare tutti gli idiomi che si parlavano nell'Inghilterra. «E voi qual'è il vostro nome?»
«Il mio nome non vi deve importare.»
«È però necessario ch'io lo sappia. Voi voleste pure sapere il mio. Altrimenti come farei a trattar negozi con voi?»
«Non vengo a trattar negozi, ma bensì a pagare un debito; bisogna bene che io sia sicuro se pago il denaro nelle mani di chi lo deve riscuotere. A voi, che lo ricevete, poco rileva il conoscere la persona che ve lo porta.»
«Ah! siete qui per pagarmi! Oh! allora la cosa cambia. Beatissimo Abramo! per parte di chi venite voi a farmi questo pagamento?»
«Per parte del cavaliere Diseredato, del vincitore al torneo di quest'oggi. Vi porto il prezzo dell'armatura, che sulla vostra commendatizia gli ha somministrata Kirgat Iairam di Leicester. Quanto poi al cavallo l'ho consegnato alle scuderie di questa casa, sano e prosperoso come sono io. Orsù, quanto vi viene?»
«Oh! l'ho sempre detto ch'egli era un bravo giovane!» sclamò l'Ebreo che non capiva in sè medesimo pel contento. «Un sorso di vino non vi farà male» soggiunse indi offerendo al porcaiuolo di Cedric una tazza d'argento riccamente cesellata, e colma d'un liquore di cui Gurth non avea mai gustato l'eguale. «E quanto danaro mi portate voi?»
«Madonna!» sclamò Gurth dopo avere bevuto «che divino liquore tracannano questi cani di miscredenti! e tanti buoni cristiani com'io, non hanno spesso per lor bevanda che una birra torbida, densa, della quale non saprebbero che farsi i miei porci! Ah! quanto denaro, dite, v'ho portato! Non gran cosa. Però non son venuto a mani vuote. Ma infine, Isacco dovete avere una coscienza ancora voi benchè Ebreo.»
«Il vostro padrone ha fatti buoni affari in quest'oggi. Colla punta della lancia e colla forza del braccio ha guadagnato cinque bei cavalli e cinque belle armature. Potete dirgli che mi mandi tutta la sua vincita, e gli pagherò il di più.»
«Il mio signore ne ha già fatto l'uso che volea.»