«Frottole, frottole!» sclamarono tutti ad una que' masnadieri. «Stimiamo il tuo ardire di volerne dare ad intendere menzogne tutt'altro che verisimili.»

«Ciò che vi dico» rispose Gurth, «è tanto vero, com'è vero che potete guardare la luna. Troverete i cento zecchini entro una borsa di seta, che è separata dal rimanente di questo denaro.»

«Pensa bene» tornò a dire quel capo, «che tu parli d'un Ebreo, d'un Israelita, d'un uomo incapace di restituire l'oro, toccato che l'abbia una volta, come le sabbie del deserto sono incapaci di restituire una tazza d'acqua, che il viandante abbia versata sovr'esse.»

«Un Ebreo» soggiunse un altro «non conosce la pietà più d'un usciere di tribunale che non abbia ricevuto il suo beveraggio.»

«E pure quel che vi dico è vero» replicò Gurth.

«Si batta l'acciarino» disse il capo «e vediamo. Se il nostro furfante non ci inganna, la generosità di questo Ebreo è un miracolo da mettersi con quello dei suoi antenati che faceano scaturir l'acqua dal sen de' macigni.»

Venne accesa una torcia, tanto che il capo esaminasse il contenuto della borsa. Mentr'ei la slegava, i compagni suoi gli si serrarono addosso, e que' medesimi che teneano Gurth per le braccia, partecipando della generale curiosità, allungarono il collo per veder l'oro che tentava la lor cupidigia. Lo scudiere di una nuova fabbrica, sentendosi meno angustiato, tentò con subitaneo sforzo di liberarsi, e sarebbe riuscito a fuggire, se avesse voluto abbandonare il denaro del suo signore; ma era ben altra la sua intenzione. Strappando di mano ad uno di quei banditi un nodoso randello, ne percosse sonoramente il lor condottiere che a questo assalto non erasi preparato, e che per la sorpresa si lasciò cadere la borsa. Gurth stava per raccoglierla; ma di lui più agili i ladri il prevennero, e più di prima gli si strinsero alla vita.

«Furfante!» disse il capo «con tutt'altri che me ti sarebbe tornato male della tua temerità. Ma fra un'istante ravviserai tu medesimo il torto che avesti. Per ora parliamo del tuo padrone. Gli affari del cavaliere debbono precedere quelli dello scudiero; giusta ogni buona regola di cavalleria. Intanto sta fermo, perchè se ti movi un'altra volta non ti daremo il tempo di continuare i tuoi tentativi. Colleghi» disse indi agli altri «questa borsa è ricamata in caratteri ebraici, e contiene veramente cento zecchini, tutte prove che non ne ha ingannati costui. Noi non dobbiamo pretender tributo dal cavalier suo padrone. Ei ci somiglia troppo e saremmo ingiusti se non lo esentassimo. I lupi non assalgono i lupi nelle foreste.»

«Ci somiglia!» disse uno de' banditi. «Vorrei sapere in che cosa!»

«In che cosa?» replicò il capitano. «Non è egli povero e diseredato, come il siam noi? Non accatta egli al pari di noi la sua vita colla punta della spada? Non ha egli battuti Frondeboeuf e Malvoisin come il faremmo noi stessi, se il destro se ne presentasse? Non è egli nemico in vita e in morte di Brian di Bois-Guilbert, che è parimente nostro nemico? Ma quando anche non vi fossero tutte queste ragioni, vorreste voi che avessimo minor coscienza di quanta n'ebbe un miscredente, un cane d'Ebreo?»