Brian de Bois-Guilbert si rotolò nella polve, con un piede impacciato sì nella staffa che non potè liberarnelo. — Scese immantinente a terra il suo competitore, e gli gridò s'arrendesse, ma il Principe Giovanni.....
Spettando allora al principe Giovanni l'indicare il cavaliere, che per più belle imprese erasi segnalato, ei decise che l'onore di tal giornata apparteneva al campione, soprannominato dalla voce pubblica il Neghittoso Nero. Indarno gli venne rimostrato che in sostanza la vittoria fu riportata dal cavaliere Diseredato, il quale avea colle proprie mani atterrati sei cavalieri, e coronate sì chiare geste col mettere giù d'arcione il duce della parte contraria. Il principe Giovanni persistette nella sua sentenza, adducendo che il cavaliere Diseredato e i suoi colleghi sarebbero stati vinti senza il possente soccorso del cavaliere dall'armi nere; a questo pertanto doversi aggiudicare il premio.
Venne tostamente sollecitato a mostrarsi il vincitore; ma a grande maraviglia de' circostanti questi non si presentò. Egli si era partito dall'arena appena terminata la giostra, e vi fu chi 'l vide avviarsi ver la foresta con quella lentezza e quei non curanti modi, che gli ottennero il soprannome di Neghittoso Nero. Per due volte le trombe il chiamarono; per due volte gli araldi d'armi bandirono l'acclamazione d'uso; laonde per l'assenza di esso fu d'uopo nominare altro cavaliere a ricevere gli onori del torneo. Il principe Giovanni non ebbe allora pretesti per non riconoscere que' diritti che il cavaliere Diseredato potea far valere ad un premio a sì belle geste dovuto e lo acclamò vincitore.
Per mezzo d'un'arena innaffiata di sangue, coperta di frantumi d'armature e di morti cavalli, i marescialli del torneo condussero nuovamente a pie' del trono il vincitore, al quale il principe Giovanni volse tai detti:
«Cavaliere Diseredato, poichè è questo il solo titolo, sotto cui acconsentiste d'essere conosciuto, noi vi decretiamo per la seconda volta gli onori del torneo, e notifichiamo che avete diritto a pretendere ed a ricevere dalle mani della Regina della Beltà e degli Amori la corona d'onore che il valore vi meritò.» Il cavaliere fe' un profondo inchino, ma nulla rispose.
Intanto che gli araldi gridavano attorno a tutto il recinto: Onore al prode! gloria al vincitore! che le matrone sventolavano i lor fazzoletti di seta e i ricamati lor veli; che il popolo facea eccheggiar l'aria di vivissimi applausi, i marescialli fra 'l concerto di suoni militari conduceano per mezzo all'arena il cavaliere Diseredato finch'ei giunse a piè del trono d'onore, occupato da lady Rowena.
Dissero al cavaliere di prostrarsi sull'ultimo gradino del trono; perchè tutti i suoi atti, tutti i suoi moti dopo il termine della pugna sembravano sol regolati dagl'impulsi di coloro che gli stavano attorno; e fu anzi osservato ch'ei vacillava della persona nell'attraversare la seconda volta quel campo. Lady Rowena, scendendo dal suo trono con grazia e dignità in essa uguali, accigneasi ad adattargli sull'elmo la corona che ella tenea fra le mani, ma i marescialli unanimamente sclamarono: «No, no, gli è duopo che il capo del vincitore appaia scoperto». Il cavaliere articolò alcuni accenti, ma con voce sì fioca che dall'atteggiamento di chi li pronunziava anzichè dalle rilevate parole, si giudicarono intesi a mostrar brama in lui di star celato sotto la sua visiera. Brama non esaudita! perchè o fosse rispetto a quelle consuetudini cavalleresche, o curiosità, i marescialli non ne fecero caso. L'elmo gli fu tolto, e comparvero i lineamenti d'un giovane di cinque lustri, le cui guance, comunque arse dal sole, e pallide e tinte d'alcune tracce di sangue, presentavano ancora una fisonomia oltre ogni dire gradevole.
A tal vista lady Rowena mandò un lieve grido; poi, richiamando attorno di sè tutta la forza del proprio animo, comunque ne tremassero tutti i muscoli per la violenta commozione che in lei si destò, pose la corona sul capo del vincitore, accompagnandone l'atto con tali accenti che con voce chiara e distinta vennero pronunziati: «Io ti presento questa corona, ser Cavaliere! ella è il guiderdone del valore che dimostrasti quest'oggi.» Indi dopo breve pausa soggiunse con fermo tuono di voce. «Non mai corona di cavaliere fu collocata sovra un capo più degno di portarla.»
Il cavaliere chinò la testa, e baciò la mano della giovine regina, ma poi inclinandosi anche più che nol divisava, cadde svenuto a' suoi piedi.