Ma svantaggiosissima fu in tal momento la condizione cui videsi il cavaliere Diseredato; il braccio gigantesco di Frondeboeuf d'una parte, la forza prodigiosa d'Atelstano dall'altra, aveano atterrati tutti quelli che s'offersero ai loro colpi. Laonde spacciatisi dagl'immediati loro avversarii que' due cavalieri, idearono ad un tempo il medesimo divisamento, quello cioè d'assicurare il trionfo della lor fazione coll'unirsi al Templario per isconfiggere il comune rivale. Forzando quindi di speroni si mossero per assalirlo, da un fianco il Normanno, dall'altro il Sassone. E sarebbe stato impossibile al cavaliere Diseredato il reggere un solo istante a tale lotta, impari quanto non aspettata, se le grida degli spettatori, per istinto fin di natura commossi dal rischio d'un guerriero, che tre cavalieri assalivano in una volta ed all'improvvista, non lo avessero avvertito a tempo del giugnere de' nemici.
Ei vide tantosto il pericolo che gli sovrastava; laonde dopo aver vibrato terribil colpo sull'armatura del Templario, fè dare addietro il cavallo con tale accorgimento, che evitò il duplice assalto di Atelstano e di Frondeboeuf, lanciatisi tanto furiosamente, che passarono fra il Templario e il suo competitore senza poter frenare i destrieri. Ma pervenuti poi a padroneggiarli, si collegarono tutt'e tre per far mordere la polve al cavaliere Diseredato, che certamente sarebbe tosto soggiaciuto, se nol salvava l'agilità del suo nobile corridore, premio delle imprese che il giorno innanzi lo segnalarono. Aggiugneasi, che il cavallo di Bois-Guilbert era ferito, e quelli di Frondeboeuf e d'Atelstano incominciavano a piegare sotto il peso de' loro padroni e delle grevi armature da cui erano difesi. Di tai vantaggi profittò il cavalier Diseredato; e pose tant'arte nel dare e tor la briglia al suo destriero, che per alcuni minuti li tenne tutt'e tre in riguardo, separandoli quanto il potea e gettandosi or su l'uno or sull'altro, e menando loro colpi di spada, e ritraendosi prima che quegli emuli sbalorditi avessero tempo di riacquistare la mente.
Ma comunque gli rintronassero applausi da tutta l'arena, estatica al veder tante prove di abilità e di valore, gli era evidente che non potea durare più a lungo; onde i personaggi che stavano a fianco del principe Giovanni lo supplicavano unanimamente a voler gettare il suo baston del comando in mezzo alla lizza, e risparmiare così a tanto valente cavaliere il cordoglio d'una disfatta.
«No, per la luce del cielo» rispose il principe Giovanni «questo medesimo cavaliere che ostinatosi a celarne il suo nome, disdegna l'ospitalità da noi offertagli, toccò già jeri il suo premio. Soffra ora che a lor volta l'ottengano gli altri.» Ma intantochè il Principe terminava tai detti, un caso non preveduto cambiò repentinamente l'aspetto di quella giostra.
Stava nella sminuita banda che parteggiava pel cavaliere Diseredato un guerriero vestito di nera armatura, e che reggea parimente un nero corridore. Questo cavaliere grande, ed a quanto parea forte e robusto, non portando sopra lo scudo alcuna sorte d'impresa, avea fino a quel punto data a divedere poca premura alla giostra. Contento di rispingere, e il facea con molta destrezza, i campioni che lo assalivano, non si curava d'inseguirne o provocarne veruno. In somma ei sostenea la parte piuttosto di spettatore che di cavaliere partecipe del torneo, acquistatosi quindi dalla moltitudine il soprannome di Neghittoso Nero.
Ma parve uscir repente di tanta svogliatezza, allorchè vide in uno stato così rischioso il duce della sua truppa, al quale accorse in aiuto facendo sforzo di sproni, e gridando con voce imitatrice del tuono: «Desdichado al soccorso!» E n'era tempo; perchè mentre il cavaliere Diseredato stringea alla vita il Templario, accostatosi al primo Frondeboeuf stava col brando sollevato per vibrargli un colpo, allorchè il nuovo campione fu in tempo di arrestarlo, assalirlo, farlo d'un balzo avvoltar nella polve. Il Neghittoso Nero indi si volse ad Atelstano di Coningsburgo, nè potendo giovarsi della propria spada che avea rotta sull'armatura di Frondeboeuf, strappò di mano all'attonito Sassone la picozza di punta e taglio, con cui questi volea ferirlo, e gli misurò sì vigoroso colpo che il mise a starsene col suo collega.
Dopo tali due atti di prodezza che gli meritarono tanto maggiori applausi, perchè niuno a ciò si aspettava, il Neghittoso Nero parve tornasse nella sua naturale indolenza, e ricondottosi tranquillamente all'estremità dell'arena, lasciò che il suo duce terminasse egli la contesa con Brian di Bois-Guilbert. Nè lunga, nè ostinata fu questa lotta, perchè sendo gravemente ferito il cavallo del Templario, al primo scontro soggiacque. Brian di Bois-Guilbert si rotolò nella polve con un piede impacciato sì nella staffa che non potè liberarnelo. Scese immantinente a terra il suo competitore, e gli gridò s'arrendesse; ma il principe Giovanni più commosso dal pericolo del Templario che nol fu da quello in cui trovossi dianzi il cavaliere Diseredato, risparmiò a Bois-Guilbert l'umiliazione di confessarsi vinto col gettar nell'arena il suo baston del comando, e così mettendo fine alle pugne.
Gli scudieri, che senza rischio non avrebbero potuto nel durar del conflitto avvicinarsi ai loro padroni, entrarono allor nel ricinto per trasportare nelle vicine tende i feriti.
Tal ebbe conclusione il celebre torneo d'Ashby-de-la-Zouche, nè mai guerrieri si contraddistinsero per fatti d'armi più segnalati. Quattro cavalieri perirono sul campo, e un di questi soffocato dal calore che sofferiva entro la sua armatura; sommarono a trenta coloro che riportarono gravi ferite, e quattro o cinque di essi morirono pochi giorni dopo. Quindi tal giostra non vien memorata nelle antiche cronache se non se col predicato di nobile e bella posta d'armi d'Ashby.