«Per l'ossa di san Tommaso!» disse il Principe dopo che furono partiti «questi tangheri di Sassoni ci han soperchiati, e se ne sono iti cogli onori del trionfo.»
«Conclamatum et poculatum est» disse il priore Aymer «sarebbe ora di ritirarsi.»
«Il Reverendissimo» disse Bracy «avrebbe forse qualche bella penitente da confessar questa sera? La sua premura di partire mel fa credere!»
«No, ser cavaliere» rispose l'Abate «ma mi tocca far molte miglia prima di arrivare al tugurio della mia abbazia.»
«Ve' come ne lasciano!» disse il Principe fattosi all'orecchio di Fitzurse; «la paura si è già impadronita di loro, e primo ad abbandonarmi è il Priore.»
«Non temete, o Principe» risoggiunse Waldemar. «Mi dà l'animo persuaderlo a trovarsi a York, quando ci raduneremo colà giusta i fatti accordi. Ser Priore» disse indi ad alta voce «vorrei dirvi tra voi e me alcune cose prima della vostra partenza.»
Già tutti i commensali si erano sbandati, eccetto le persone del seguito del principe Giovanni, e coloro che si erano manifestati apertamente suoi partigiani.
«Ecco il bel frutto de' vostri consigli!» disse il Principe che lanciò un guardo d'indignazione sopra Fitzurse. «Alla mia mensa persino vengo affrontato da un matto di Sassone, e al solo udirsi il nome di mio fratello tutti mi sfuggono quasi avessi un male contagioso.»
«Non dovete incolparne me, o Principe» ripigliò Fitzurse «bensì la vostra inconsideratezza e permettetemi il dir leggerezza. Ma non è ora il momento a rampogne che sarebbero inutili. Bracy ed io andremo a trovare questi vigliacchi e ne direm loro tante affinchè tocchin con mano ch'essi non son più a tempo di dare addietro.»
«Sarà fiato perduto!» sclamò il principe Giovanni, che trascorreva a lunghi passi la sala dimostrando massima agitazione, aiutata in buona parte dai fumi del vino. «Sarà fiato perduto! Eglino han viste le note scritte sul muro; hanno scorte l'orme della zampa del leone sopra la sabbia; ne hanno intesi i ruggiti, che rintronarono dall'ultima estremità della foresta: nulla varrà più a rianimare in essi il coraggio.»