«Per paura dei Sassoni!» soggiunse sghignazzando Bracy «se bastano i nostri spiedi da caccia per mettere a stremo cotesti orsi!»

«Tregua ai vostri motteggi, miei cavalieri» si pose di mezzo Fitzurse. «Crederei ben fatto» aggiunse indi volgendosi al Principe «se vostra Altezza assicurasse il buon Cedric, che tai discorsi, i quali possono veramente sembrare alquanto aspri ad un orecchio straniero, furono tenuti sol per scherzo, e che nessuno di noi avea intenzione di fargli oltraggio.»

«Di fargli oltraggio!» rispose il Principe, ricomponendo il volto ai cortesi modi ed urbani. «Gli è quanto alla mia presenza non vorrò mai. Ascoltatemi, milordi, bevo alla salute di Cedric, di lui medesimo, poich'egli ricusa di bere alla salute del proprio figlio.»

La tazza passò da mano a mano in mezzo ai maligni viva di quei cortegiani, dai quali viva però non si lasciò adescare Cedric. Se non possedea soverchio acume di spirito, ben era un presumerlo troppo goffo nell'immaginarsi che tal palliamento bastasse a fargli dimenticare l'insulto dianzi sofferto. Tutto quanto ei potè sopra sè stesso fu lo starsene silenzioso finchè il Principe propose altro brindisi ad onore di ser Atelstano di Coningsburgo.

Questo cavaliere chinò il capo, e corrispose a sì fatto onore votando d'un fiato, dopo averla colmata di squisito vino, la tazza che avea fra le mani.

«Ora, miei signori, che abbiamo data soddisfazione ai nostri ospiti» disse il Principe, cui il capo scaldavasi alquanto per la forza de' vapori del vino «gli è giusto ch'eglino a lor volta ne contraccambino d'egual cortesia. Nobile Thane» si volse a Cedric «permetteteci domandarvi un favore, ed è di nominare voi stesso qualche Normanno, il cui nome v'imbratti meno le labbra, indi annegare entro questo bicchiere ogni amarezza, che il solo suono di sì fatto nome potesse a vostro avviso lasciare dietro di sè.»

Intanto che il Principe Giovanni ponea tal partito, Fitzurse si alzò e postosi con disinvoltura all'orecchio del Sassone, gli diè per consiglio non lasciasse sfuggire sì propizia occasione di por termine ad ogni astio fra le due schiatte col nominare il principe Giovanni. Niuna cosa rispose il Sassone a questo politico suggerimento. Ma alzatosi, ed empiuta fino all'orlo la tazza, volse al Principe tali detti: «Vostra Altezza mi chiede ch'io nomini un Normanno, al quale nel portare un brindisi io non arrossisca. Gli è chiedermi un penoso sforzo, il confesso, qual s'ella comandasse allo schiavo di cantar le lodi di chi lo tiene fra i ceppi, al vinto, oppresso da tutti i mali che derivano dalla conquista, di celebrare i vanti del conquistatore. Ciò nondimeno acconsento. Sì: ne nominerò uno, primo per grado come per valore, il migliore, il più nobile della sua schiatta, e chiunque ricuserà ripeterne il nome, lo divulgo qual vile, qual uomo sfornito d'ogni sentimento d'onore, e lo dico e lo sosterrò a pericolo della mia vita. Cavalieri, alla salute di Riccardo-Cuor-di-Leone[20]

Giovanni, il quale certamente aspettavasi, che il proprio nome coronasse la diceria del Sassone, si scosse in tutta la persona all'udire sì all'improvista pronunziar quello d'un fratello infelice, ch'ei però paventava. Quasi a non saputa di se medesimo, s'appressò al labbro la tazza, pronto indi a posarla sulla tavola per leggere negli occhi de' convitati l'impression fatta in essi da un brindisi tanto improvviso. Molti, comportandosi da antichi ed abili cortegiani quali erano, seguirono fedelmente l'esempio del Principe, accostando il bicchiere alla bocca, e tosto riponendolo dinanzi a sè. Altri lasciandosi trasportare da un istinto più generoso, sclamarono con entusiasmo: «Viva il re Riccardo, e possa egli ben presto esserci restituito!» Pochi furono, e in tal novero si trovavano Frondeboeuf e il Templario, che neanco portarono la mano alla tazza, rimasti immobili, e pignendosi il disdegno in ciascun lineamento delle loro fisonomie. Niun v'ebbe però in quella comitiva che osasse apertamente contradire a tal brindisi.

Dopo essersi assaporato per ben un minuto il riportato trionfo, Cedric si volse al compagno: «Alziamci, nobile Atelstano; noi qui rimanemmo quanto bastava per ben corrispondere alla cortesia del principe Giovanni, che adempì sì degnamente verso di noi gli uffizi della ospitalità. Chi d'ora in poi vorrà conoscere a fondo i modi rozzi e grossolani de' Sassoni, può venire a trovarci nelle case de' nostri maggiori, noi non le abbandoneremo più per l'avvenire. Almeno or sappiamo che cosa sia un banchetto reale, e ci siamo acquistata un'idea della normanna urbanità.»

Dette le quali cose, levossi ed uscì seguito da Atelstano, e da molt'altri commensali, che Sassoni al par di questi, si tennero offesi dai sarcasmi lanciati dal principe Giovanni e da' suoi cortegiani.