Due giorni dopo avere ricevuta questa lettera non troppo soddisfacente, il sere di Ravenswood trovavasi nella strada maggiore di Edimburgo, ove il fermò un uomo che egli ravvisò ben tosto essere Lockart, il fedele servo di ser Guglielmo Asthon. Levatosi questi il cappello, lo salutò rispettosamente, e chiedendogli scusa per la libertà che si era presa di trattenerlo, gli porse una lettera per parte del suo padrone; poi subitamente disparve. Era questa di ben quattro pagine in folio, coperte d'una scrittura fitta fitta, la cui sostanza però, come per solito accade in una gran parte delle allegazioni de' grandi giureconsulti, avrebbe potuto a poche linee ridursi. La cosa che in questo scritto più chiaramente appariva, era il sommo imbarazzo in cui dovette trovarsi la persona che lo compose.

Incominciava ser Guglielmo a spiegare, e per le lunghe, in quale alto conto tenesse il suo giovine amico, il sere di Ravenswood, e quanto fosse d'antica data la venerazione ch'egli professava al suo antico amico il marchese di Athol. Passava indi a manifestare le proprie speranze, che di qualunque genere fossero le vie preferite nel trattare gli affari di interesse, in cui trovavasi involto, non sarebbero stati dimenticati i riguardi dovuti alla santità de' giudizj ottenuti in foro contentioso, e protestava innanzi a Dio e a tutti gli uomini che, ove accadesse che le leggi della Scozia e le sentenze pronunziate in conformità delle medesime, dovessero soffrire oltraggio alla presenza di una nuova assemblea, qualunque essa fosse, non penserebbe tanto al danno minacciato ai suoi personali interessi da una irregolar processura, quanto si sentirebbe trafitto nella più viva parte del cuore dalle pubbliche calamità che diverrebbero la conseguenza inevitabile di un tal sistema. Molte cose ei dicea in lode della generosità e del perdono mutuo delle ingiurie, e alcune anche ne lasciava trasparire sulla instabilità delle umane vicende, luogo rettorico che non manca mai di soccorrere all'uopo della fazione politica soggiacente. Compiangea in patetico stile, e mansuetamente biasimava la fretta avutasi nel torgli la carica di lord Cancelliere, che una lunga pratica lo rendeva atto a sostenere, ardiva dirlo, con tanto vantaggio del pubblico. E più lo gravava che si fosse venuto a tale deliberazione, senza nemmeno darsi la briga di esaminare fino a qual segno i suoi principj politici differissero da quelli dell'attuale amministrazione. Non già che egli dubitasse delle mire purissime del marchese di Athol, intese sempre al ben dello Stato; ma in queste mire non essere egli diverso nè dal marchese di Athol, nè da qualunque altro cittadino amantissimo de' vantaggi della sua patria. Così si fosse preso l'espediente di combinare insieme in un comune parlamento le vie migliori per aggiungere ad uno scopo tanto desiderabile! Si sarebbe veduto con quanto zelo avrebb'egli a ciò adoperati tutti que' sussidj di preponderanza o d'ingegno che gli rimaneano. Venendo poi alle promesse che si erano fatte mutuamente la figlia sua e il sere di Ravenswood, appariva dalla sua lettera com'ei toccasse a contraggenio un tale argomento. Spiaceagli delle immature spiegazioni corse su di ciò per parte di quelle persone che non dovevano essere le prime a spiegarsi. Prendeva a testimonio il suo giovine amico del nessun incoraggimento datosi a questi amori dal padre. Gli rammentava che un patto inter minores, una obbligazione contratta da un giovine senza l'assenso de' naturali suoi curatori era nulla e di nessun effetto agli occhi della legge. La troppa fretta postasi in questa bisogna avea prodotta una sinistra impressione nell'animo di lady Asthon, e rinforzati certi pregiudizj che non tornava per ora il pensare a distruggere. Il primogenito della famiglia, il colonnello Soltho Douglas Asthon si era in modo il più solenne posto dalla banda della madre. La qual cosa mettea Asthon padre, nella necessità di non prestare l'assenso che il suo pregiabile amico Ravenswood gli chiedea, a meno di far nascere un disgusto in famiglia, genere di rischio a cui per nessun conto volea avventurarsi. Conchiudeva la lettera dimostrando speranza, che il tempo, quel medico efficacissimo di tutti i mali, anche a questi dispiaceri avrebbe posto un rimedio.

Seguiva un brevissimo poscritto, ove ser Guglielmo spiegava un po' più chiaramente, che se mai, contr'ogni sua espettazione, il Parlamento di Scozia si mostrasse proclive a cassare i giudizj solennemente profferiti dalle Corti di giustizia, anzichè vedere esposte a tale oltraggio le leggi della sua patria, si presterebbe estragiudizialmente a ragguardevoli sagrifizj.

Alcuni giorni dopo, un incognito consegnò alla porta del marchese di Athol la seguente lettera, addirizzata al sere di Ravenswood.

„ Ho ricevuta, ma non senza espormi a rischi, la vostra lettera. Non mi scrivete più sinchè non arrivino tempi migliori. Sono assediata, ma mi manterrò fedele alla mia parola, sintantochè il cielo mi conservi l'uso della ragione. É un conforto per me il sapere che la sorte vi favorisca, e ne ho grande bisogno. „ A piedi del biglietto leggeasi la sottoscrizione L. A.

Questi pochi versi portarono gravissime inquietudini nell'animo di Ravenswood, che ad onta della proibizione di Lucia, si adoperò per farle pervenire nuove lettere, ma indarno; e i suoi tentativi gli fruttarono soltanto la sgradevole certezza delle grandi ed efficaci cautele che erano state prese a fine di togliere ogni possibilità di corrispondenza fra lui e la sua amante.

Tutte le ridette circostanze affliggeano tanto più vivamente il sere di Ravenswood, che non potea differire più a lungo la sua andata per l'importante commissione di cui già favellammo. Prima di partire dalla Scozia consegnò la lettera di ser Guglielmo nelle mani del marchese di Athol, il quale, dopo averla letta, gli disse sorridendo, che l'antico lord Cancelliere avea lasciati trascorrere i suoi giorni di grazia, e che dovea d'allora innanzi imparare a conoscere da qual parte si levava il sole. Nè durò poca fatica Edgardo a farsi promettere, che ogni qual volta ser Guglielmo acconsentisse alle nozze di lui con Lucia, il marchese di Athol si accomoderebbe con esso su tutti i punti contenziosi, senza portare le cose alla discussione del Parlamento.

„ Questo si chiama un sagrificare i diritti della vostra nascita, gli dicea il Marchese e difficilmente mi piegherei alle vostre brame, se non fossi pienamente convinto che lady Asthon, lady Douglas, non importa qual nome si dia costei, non si smoverà dal suo punto, e che suo marito non ardirà contraddirla. „

„ Spero per altro, Milord, non vi dimenticherete ch'io ho per sacro l'obbligo da me contratto. „

„ Vi do parola d'onore di prestarvi servigio fino nelle vostre pazzie. Vi ho fatto conoscere il mio sentimento, ma vi prometto uniformarmi al vostro, se l'occasione se ne offrirà. „