13. Una modificazione speciale del contrasto possono considerarsi quei fenomeni, che si hanno nella appercezione di impressioni che si presentano nella loro natura reale diverse da quelle che ci aspettavamo. Se, ad es., siamo disposti a levare un peso gravoso, che poi sentiamo leggiero all’atto in cui realmente lo leviamo, oppure se all’opposto leviamo un peso gravoso, che ci attendevamo leggiero; facciamo del peso levato nel primo caso un apprezzamento in meno, nel secondo un apprezzamento in più. Se ora stabiliamo una serie di pesi perfettamente eguali, ma di volume diverso, così che essi si presentino come la serie crescente dei pesi di misura, all’atto di sollevarli, i pesi sembreranno diversamente pesanti, e parrà perfino il più piccolo peso essere il più pesante, e il più grande il più leggiero. Qui dapprima la solita associazione del maggior volume colla massa maggiore determina l’attesa dell’impressione, e l’apprezzamento erroneo è poi prodotto dal contrasto della sensazione reale con quella aspettata.

B. — Le funzioni composte d’appercezione.
(Sintesi e analisi).

14. Dalle funzioni semplici della relazione e della comparazione, in quanto nell’applicazioni loro si presentano in ripetizioni e combinazioni molteplici, sorgono le due funzioni psichiche composte della sintesi e dell’analisi. Di queste la sintesi è il prodotto dell’attività appercettiva che stabilisce la relazione, l’analisi di quella che raffronta.

La sintesi appercettiva, come funzione connettente, si fonda su fusioni ed associazioni. Essa si distingue da queste per il fatto che può liberamente preferire alcuni fra i componenti rappresentativi e sentimentali offerti dall’associazione e respingerne altri. I motivi di questa scelta possono però generalmente trovare spiegazioni solo nell’intero sviluppo anteriore della coscienza individuale. Il prodotto della sintesi è quindi un tutto composto, le cui parti costitutive hanno origine complessivamente da anteriori impressioni di senso e da associazioni di queste, ma in cui la combinazione di queste parti suole allontanarsi più o meno dalle impressioni reali e dalle loro associazioni immediatamente date nell’esperienza.

Una tale formazione prodotta da sintesi appercettiva è generalmente detta una rappresentazione totale, perchè in essa i componenti rappresentativi possono essere considerati come le basi di tutto il restante contenuto. Dove la combinazione degli elementi del tutto appare come speciale, notevolmente diversa dai prodotti di fusione e di associazione delle impressioni, la rappresentazione totale, come pure ciascuno dei suoi componenti rappresentativi, è detta anche rappresentazione fantastica o imagine fantastica. Potendo del resto la sintesi volontaria degli elementi, a seconda della natura dei motivi, sotto l’azione dei quali essa ha luogo, scostarsi ora più ora meno dalle combinazioni date nelle rappresentazioni prodotte direttamente da impressioni sensibili e nelle loro associazioni, si comprende come praticamente non sia possibile stabilire un netto limite tra imagine fantastica e imagine mnemonica. Il carattere positivo di essere sintesi volontaria costituisce un segno pel riconoscimento del processo appercettivo più essenziale che il carattere negativo, di non corrispondere la combinazione nella sua costituzione ad alcuna determinata rappresentazione sensitiva. E qui sta anche la più speciosa differenza esteriore tra le imagini fantastiche e le mnemoniche: quelle per la loro chiarezza e distintezza, come anche per lo più nel contenuto sensibile più completo e più intensivo, si accostano in maggior grado che queste alle rappresentazioni provenienti direttamente da impressioni esterne. Questa differenza trova la sua spiegazione nel fatto, che quegli effetti d’inibizione reciproca, che le associazioni spontanee esercitano le une sulle altre, e pei quali non è possibile giungere a una più salda costituzione delle immagini mnemoniche, sono o diminuiti o eliminati dalla preferenza volontariamente data a certe formazioni rappresentative. Possiamo pertanto sulle imagini fantastiche agire come su prodotti psichici di fatti reali. Ma questo nel caso delle imagini dì memoria è solo possibile quando esse diventano imagini fantastiche, cioè quando non facciamo più sorgere in noi ricordi solo passivamente, ma di essi disponiamo, sino a un certo grado, liberamente; in questo caso non suole mancare anche una variazione prodotta su di quelli dalla volontà, una mescolanza di realtà vissuta con realtà imaginata. Perciò tutti i ricordi della nostra vita constano di “poesia e verità„ (Dichtung und Wahrheit). Le nostre imagini mnemoniche si trasformano sotto l’influenza dei nostri sentimenti e del nostro volere in imagini fantastiche, e noi per lo più ci illudiamo della somiglianza di queste coll’esperienza reale.

15. Alla rappresentazione totale prodotta da sintesi appercettiva si collega, sotto due forme, la funzione appercettiva che agisce in senso opposto, l’analisi. La prima di queste forme è conosciuta sotto il nome volgare di attività fantastica, la seconda sotto quello di attività intellettiva. Queste due del resto non sono affatto, come il nome farebbe supporre, processi diversi ma assai affini e quasi sempre collegati tra loro. Ciò che dapprima li distingue, e su cui si fondano tutte le altre ulteriori differenze secondarie di queste forme dell’analisi appercettiva, come pure le reazioni che esse esercitano sulla funzione sintetica, è la ragione fondamentale che li determina.

Questa consiste per l’attività fantastica nella riproduzione di fatti dell’esperienza reale o analoghi alla realtà. L’attività fantastica, appoggiandosi immediatamente all’associazione, è la forma originaria dell’analisi appercettiva. Essa comincia con una rappresentazione totale; questa, più o meno comprensiva, è costituita da varii elementi rappresentativi e sentimentali, ed abbraccia il contenuto generale di un fatto psichico composto, nel quale le singole parti costitutive sono dapprima marcate solo in modo indeterminato. Ma poi la rappresentazione totale, per una serie di atti successivi, si scompone in una quantità di formazioni psichiche connesse e meglio determinate in parte rispetto al tempo e in parte rispetto allo spazio. E però ad una prima sintesi volontaria si collegano atti analitici, dai quali possono di nuovo sorgere motivi per una nuova sintesi, e quindi per una ripetizione dell’intero processo con una rappresentazione totale o parzialmente mutata o più limitata.

L’attività fantastica presenta due gradi di sviluppo. Il primo, più passivo, deriva immediatamente dalle solite funzioni della memoria. Esso si trova continuamente nel corso del nostro pensiero sotto la forma di anticipazione del futuro ed esercita, come preparazione dei processi di volere, un’ufficio importante nello sviluppo psichico. In guisa analoga esso può anche svolgersi come se col pensiero volontariamente ci trasportassimo in imaginarie condizioni di vita o in successioni di fenomeni esterni. Il secondo grado di sviluppo, quello più attivo, sta sotto I’influenza di rappresentazioni finali saldamente ritenute e presuppone un più alto grado di volontaria costituzione delle imagini fantastiche e una più alta misura di azioni, in parte d’arresto in parte di scelta, di fronte alle imagini mnemoniche che sorgono spontaneamente. Già la sintesi originaria della rappresentazione totale è qui più sistemata. Una rappresentazione totale sorta già una volta è più saldamente ritenuta e scomposta nei suoi componenti da un’analisi più completa; in essa questi componenti costituiscono spesso rappresentazioni totali di nuovo subordinate, alle quali si può applicare lo stesso processo di analisi. In tal guisa il principio della divisione organica secondo un fine domina tutti i prodotti e i processi dell’attività fantastica attiva. E in più evidente maniera questo appare nei prodotti dell’arte. Già nella comune azione libera della fantasia si trovano in questa relazione i più varii passaggi fra l’attività, fantastica passiva, che ancora direttamente si collega alle funzioni di memoria, e l’attività fantastica attiva guidata da intenti meglio fissati.

16. Se il contenuto delle funzioni appercettive abbracciate sotto il nome di “fantasia„, sta in questa riproduzione di fatti psichici reali o rappresentabili come reali, la ragione fondamentale dell’“attività intellettiva„ è l’appercezione delle concordanze e delle differenze esistenti fra i contenuti d’esperienza, come pure degli altri rapporti logici che si sviluppano da quelle. E però l’attività intellettiva parte originariamente proprio dalle rappresentazioni totali, nelle quali esperienze reali o rappresentabili come reali sono poste a volontà in relazione e sono collegate in un tutto unico. Ma all’analisi che tien dietro a ciò, è indicata un’altra via dalla diversa ragione fondamentale. Infatti quest’analisi non consiste più semplicemente nel far presente in modo più chiaro i singoli componenti della rappresentazione totale, ma nel determinare i diversi rapporti, nei quali stanno quei componenti, rapporti che si ottengono mediante la funzione di comparazione. Per questa determinazione, quando tali analisi siano state compiute più volte, basta servirsi di quei risultati della relazione e della comparazione già ottenuti.

A causa di questa più stretta applicazione delle funzioni elementari di relazione e di comparazione, l’attività intellettiva ubbidisce a più salde leggi già nella sua forma esteriore, principalmente poi nei suoi gradi più completi. Il principio valevole già per l’attività fantastica e anche per la semplice attività di memoria, — cioè che le relazioni di contenuti psichici diversi, quando sono appercepite, non ci si offrono simultaneamente ma successivamente, così che noi procediamo da una relazione ad una successiva, — diventa nelle funzioni intellettive la regola della divisione discorsiva delle rappresentazioni totali. Questa trova la sua espressione nella legge della dualità delle forme logiche del pensiero, per la quale l’analisi proveniente da comparazione di relazioni scompone il contenuto di una rappresentazione totale dapprima in due parti, soggetto e predicato; per ciascuna di queste parti poi si può eventualmente ripetere la stessa dicotomia ancora una o più volte. Tali suddivisioni sono designate dalle categorie grammaticali, che si contrappongono a due a due e sono analoghe nel loro rapporto logico al soggetto a al predicato: le categorie di nome e attributo, verbo e oggetto, verbo e avverbio. In tal guisa dal processo dell’analisi appercettiva deriva il giudizio, che nel discorso è espresso dalla proposizione.