PROSPERO.
O voi elfi dei colli e dei ruscelli e degli stagni e delle caverne, e voi che sulle sabbie senza lasciare impronta trascorrete dietro Nettuno quando si ritira e innanzi a lui fuggite se si avanza, e voi gnomi che al chiar di luna disegnate di quei cerchi, danzando, che fan l'erba amara dove più non bruca il gregge, e voi cui solo passatempo è fare nascere i funghi a mezzanotte e tutti vi rallegrate udendo il coprifoco solenne, siete assai deboli spirti e pur col vostro aiuto il sole ardente nel meriggio ho oscurato ed i ribelli venti evocando ho spinto ad aspra guerra il verde mar contro l'azzurro cielo. Ho la folgore urlante acceso e l'alta quercia ho colpito con la fiamma stessa di Giove e i saldi promontorii ho scosso ed il cedro e l'abete ho capovolto. Le tombe al mio comando hanno svegliato i dormienti e per virtù di mia arte si sono aperte e gli han lasciati liberi. E pure a questo incantamento rinuncio e dopo che avrò ancor richiesto qualche celeste musica—ed è quello che sto facendo—per oprar sui loro sensi che è quanto ha perseguito il mio aereo inganno, romperò per sempre la magica bacchetta, molte braccia sotto terra celandola e fin dove ancor non è disceso lo scandaglio affonderò il mio libro.
Si ode una musica solenne. Rientra ARIELE e dietro di lui ALONZO che fa gesti frenetici, aiutato da GONZALO. SEBASTIANO e ANTONIO anch'essi farneticanti sono sostenuti da FRANCESCO e da ADRIANO. Tutti entrano nel cerchio tracciato da Prospero e rimangono presi dall'incanto. Prospero gli osserva un istante, poi prosegue:
Una solenne musica, e il più buono consolatore ad un insano spirto curino il tuo cervello or fatto inane e quasi nel tuo cranio arso. Restate qui tutti fermi per l'incantamento! Sacro Gonzalo, onesto uomo, i miei occhi quasi compagni ai tuoi lascian cadere le medesime gocce. Si dissolva l'incanto e come i raggi del mattino rompono il tenebrore della notte, scaccino, i lor rinnovellati sensi, ogni torpido fumo che ravvolge la lor mente più limpida. E tu, bravo Gonzalo, salvator mio solo e a questi fedel compagno io pagherò le tue grazie e con opre e con parole. Molto crudelmente, o Re Alonso, verso mia figlia e verso me usasti. Tuo fratello più oltre ancor nell'azion si spinse ed or, Sebastian, sei fortemente castigato e nel sangue e nella carne. E voi, fratello mio, che a mantenere l'ambizion soffocaste il rimorso e la natura e con Sebastiano —i cui tormenti son forti per questo— uccider volevate il vostro Re, io ti perdono, per quanto tu sia fuori della natura. I loro sensi cominciano a destarsi e la crescente, marea tra poco invaderà la spiaggia di lor ragione che ora giace tutta sporca e fangosa. Non un sol fra loro che pur mi guarda mi conoscerebbe. Ariele! Qui portami la spada ed il cappello dalla mia caverna. Mi vestirò, per presentarmi come son stato un tempo: il duca di Milano. Spirito, presto! che fra poco ancora avrai la libertà.
ARIELE
cantando mentre aiuta
Prospero a vestirsi.
Là dove l'ape sugge a sugger debbo andare
nel campanello d'una primula a riposare
e quando urlano i gufi mi voglio addormentare
sul finir dell'estate allegramente
e viver d'ora innanzi allegramente
allegramente
fra le corolle pendule d'un cespuglio fiorente!
PROSPERO.
Ahi questo è il mio buon Ariel! Ti debbo perdere, ma sarai libero. Sì, Sì, sì! Ritorna intanto sulla nave del Re sempre invisibile e là tutti i marinari, sotto i boccaporti addormentati troverai. Soltanto il padrone e il nostromo essendo svegli qua me li condurrai. Presto, ti prego.