A pag. 135. Si ode il rumore di una caccia.
Era credenza comune che una muta di cani spettrali seguita da uno sconosciuto cacciatore, scorrazzasse la terra seguendo qualche dannato peccatore. Così ritroviamo la caccia selvaggia nel canto XIII dell'Inferno dantesco e nella novella di Nastagio degli Onesti del Decamerone. Così venne accettata dagli scrittori di magìa come si può vedere del Treatise of spectres di Pietro de Loier, tradotto dal francese e pubblicato in Inghilterra nel 1605.
ATTO QUINTO.
A pag. 139. O voi elfi dei colli….
Il Warburton fa notare che questa invocazione si trova nell'invocazione ovidiana di Medea.
Auraeque et venti, montesque, amnesque, lacusque
Diique omnes nemorum diisque omnes noctis adeste.
Egli l'aveva letta nella traduzione del Goldnig e il Malone osserva che in alcuni punti ha trascritto letteralmente l'espressione del traduttore inglese.
A pag. 145. Ancor gustate qualche leccornia, ecc.
Il testo ha:
do you yet taste sone subtilties.