MIRANDA.

Oh sì molto attentamente.

PROSPERO.

…. come ebbe appreso ad elargir le grazie od a negarle, come seppe quale dovea promuover quale radiare quale rinnovellar fra creature che furon mie o trasformarle, avendo ambo le chiavi degli uffici e degli ufficiali, a intonare si compiacque tutto lo Stato in unica armonia cara agli orecchi suoi, sì ch'egli fu l'edera avvinta al principesco mio tronco dal qual suggeva ogni verdura. Ma non ascolti….

MIRANDA.

Oh buon signore, ascolto!

PROSPERO.

Sì, ascoltami, ti prego. Trascurando sì le cure mondane e tutto intento ai riposti misteri della mia mente, vivevo in così gran ritiro abbandonando ogni favore al mio falso fratello, che indole malvagia teneva sveglio. E quella mia fiducia come un buon genitore, produceva in lui tanta falsezza quanto più essa era grande. E questa non aveva limiti ed era una fiducia senza confini. Essendo in tal modo signore non solamente della mia ricchezza ma di quel che il poter mio consentiva di esigere, come uno che dicendo il falso sempre, fa di sua memoria tal peccatrice che finisce poi col creder vera la menzogna sua, egli credette d'esser duca e, inconscio di una tal finzione, ogni regale prerogativa fece sua, fin quando l'ambizione ognor crescendo…. Ascolti?

MIRANDA.

Curerebbe la storia vostra i sordi!