PROSPERO.
La tua mamma che fu in vero la virtù stessa, ti dicea mia figlia ed era certo, duca di Milano il padre tuo. L'unica erede tu, e non indegna principessa!
MIRANDA.
O cielo! Qual brutto inganno quivi ci ha condotti o benedizione è stato quello che ci fu fatto?
PROSPERO.
L'uno e l'altra, o mia fanciulla: per un brutto inganno, come tu dicesti, noi qui venimmo ma l'aiuto è stato benedetto.
MIRANDA.
Oh il cuore mi sanguina a pensar tutte le cose che sono ormai fuori del mio ricordo. Ma proseguite, ve ne prego.
PROSPERO.
Il mio fratello—era tuo zio—chiamato Antonio, te ne supplico, ascolta, e chi potrebbe pensare che un fratello esser potesse così perfido? E pur dopo me stesso nessuno amavo più di lui nel mondo. Tanto lo amavo che in sua cura detti tutto il mio Stato, ed era allora sopra le Signorie la prima e il primo Duca Prospero: in ogni dignità citato e nelle liberali arti pur senza paragone. Sommerso nello studio, su mio fratello il peso del governo tutto lasciai, sì che stranier divenni al mio paese, assorto nei segreti miei studii. Ma quel tuo subdolo zio…. di', mi ascolti?