ANTONIO.
Un tale spazio, che ciascun cubito ci sembra debba gridare: "Come Claribella può dettar leggi a Napoli? Rimanga a Tunisi e si svegli Sebastiano". Dite: se quel sopor che ora li tiene fosse la morte, non sarebber peggio di quel che sono. E può qualcun regnare su Napoli, così come costui che dorme. Ci sarebbero signori che potrebber parlar con altrettanta inutile abbondanza al par di questo Gonzalo. Io stesso potrei far discorsi così vani. Ah perchè voi non avete un'anima alla mia pari! Qual sonno sarebbe questo al salir vostro! Udite?
SEBASTIANO.
Credo di sì!
ANTONIO.
Con qual senso accogliete questa vostra fortuna?
SEBASTIANO.
Mi rammento che soppiantaste Prospero, il fratello vostro.
ANTONIO.
È vero. E guardate come bene mi stanno addosso queste vesti: molto meglio di prima. Mi erano compagni di mio fratello i servi, ora mi sono sottomessi.