SEBASTIANO.
Però la coscienza…
ANTONIO.
Ahi, signore, dov'è? S'ella pur fosse un gelone potrebbe trattenermi dentro le mie pantofole: ma io non sento quella Dea dentro il mio seno. Ci fossero fra me e Milano venti coscienze potrebbero gelare e liquefarsi prima che una qualche molestia mi recassero. Il fratello vostro qui giace e non varrebbe meglio di questa terra su cui dorme s'egli fosse quello che sembra: morto. Io posso con tre pollici sol di questo ferro obbediente stenderlo per sempre sul suo letto e nel tempo stesso, voi rivolgete lo sguardo a questo vecchio straccio di ser Prudente, che in tal modo non sarebbe più là per giudicare quel che facemmo. In quanto agli altri tutti, accetteranno, come un gatto beve una tazza di latte, quel che noi vorremo suggerire e obbedienti orologi quell'ora suoneranno che diremo esser utile all'impresa del momento.
SEBASTIANO.
Sarà mio precedente il tuo passato, caro amico, e come acquistasti Milano io farò mia Napoli. Fuori la tua spada; un colpo e ti libererai da quel tributo che paghi, ed io, Re, ti amerò.
ANTONIO.
Snudiamo le spade insieme e quando la mia mano si alzerà, faccia la vostra altrettanto per Gonzalo.
Rientra ARIELE invisibile.
Si ode una musica.