Il figlio della notte
1.
La ragazza si avvicinò a Will Barbee mentre lui, ritto davanti al terminal di vetro e cemento di Trojan Field, il nuovo aeroporto municipale di Clarendon, osservava il cielo di piombo cercando di scorgere gli aerei in arrivo. Non c’era alcun motivo perché Will dovesse sentirsi percorrere da un brivido tale da fargli battere i denti: ma forse era stata soltanto una folata dell’umido vento di levante.
Snella ed elegante nella bianca pelliccia, la ragazza gli trasmetteva un’oscura sensazione di gelo. Tuttavia, aveva una incredibile massa di capelli rossi; e bianca e flessuosa com’era, il volto serio e dolce, confermò la prima impressione ricevuta da Will: che fosse qualcosa di straordinariamente prezioso e bello. Lo fissò, e la bocca di lei parve incurvarsi in un accenno di sorriso.
Barbee, col fiato mozzo, esaminò più attentamente quegli occhi che lo guardavano sorridendo gravi: erano proprio verdi, verdissimi. La scrutò, cercando di spiegarsi quel freddo brivido di allarme istintivo, e si rese conto di provare un’attrazione altrettanto istintiva. Gli parve illogico: la vita lo aveva reso cinico in fatto di donne, e si considerava ormai immune al loro fascino.
Il tailleur di gabardine verde che la ragazza portava sotto la pelliccia, semplice e severo, era di certo molto costoso, e la tinta si intonava al colore degli occhi. Contro le raffiche gelide di quel grigio pomeriggio d’ottobre, la ragazza era difesa da una specie di cappotto di pelo candido e folto, che a Will parve di lupo artico: albino, probabilmente.
Il gatto però era davvero strano.
Dall’apertura della borsa di coccodrillo che le pendeva dal braccio, e sembrava che intorno a esso fosse avvolto un rettile vivo, un gattino spuntava fuori con aria soddisfatta; un piccolo micio nato da poco, tutto nero, con un bel nastro di seta rossa annodato intorno al collo.
Insieme, erano una perfetta immagine di serena innocenza. Ma quel micino che sbatteva gli occhi alle luci che si rincorrevano nel crepuscolo, portava una nota discorde. La ragazza non sembrava il tipo che gioisse della compagnia di una bestiola così tenera. E la sua apparenza di giovane e determinata donna d’affari non sembrava proprio conciliabile con l’inclusione di un gattino nero, sia pur piccolo e grazioso, fra gli accessori d’abbigliamento.
Barbee si chiese dove e quando l’avesse conosciuta. Clarendon non era certo una grande città, e un cronista come lui, che va dappertutto, dei capelli rossi come quelli li avrebbe visti e ricordati anche se fosse stato cieco. La guardò ancora, dubbioso che quegli occhi verdi si dedicassero proprio a lui.