La ragazza continuava a fissarlo.

«Barbee?», chiese con voce morbida e piena, una voce che rivelava una vitalità così intensa da possedere quasi una sfumatura gutturale.

«Will Barbee», rispose lui. «Cronista del Clarendon Star. »

Si era illuso che un così modesto particolare potesse sembrare interessante alla ragazza.

«Il direttore stasera vuole che prenda due piccioni con una sola fava», riprese, a corto di argomenti. «Il primo piccione sarebbe il colonnello Walraven, che ha piantato Washington e la burocrazia per tornarsene a Clarendon, dove spera di essere eletto senatore. Ma avrà ben poco da dire alla stampa, prima di aver parlato con Preston Troy.»

Il gattino sbadigliò mentre le luci si accendevano, e la piccola folla di paren­ti e amici in attesa si accalcò lungo la rete metallica che divideva il pubblico dal campo. Intanto, gli intensi occhi verdi della ragazza non s’erano staccati per un attimo dalla sua faccia, e la sua voce magica domandò dolcemente:

«E il secondo piccione?».

«Quello è il più grosso. Si tratta del professor Lamarck Mondrick. Anima e corpo dell’Istituto per le Ricerche Antropologiche, vicino all’università. È atteso per quest’oggi, su un aereo noleggiato sulla costa del Pacifico, insieme coi suoi compagni di spedizione. Sono stati nel deserto di Gobi, in Mongolia. Ma lei già saprà tutto di questi esploratori.»

«No», e qualcosa nella voce di lei gli accelerò le pulsazioni del sangue nelle vene. «Che cosa hanno fatto?»

«Sono archeologi, che la guerra ha sorpreso mentre facevano degli scavi in Mongolia, scavi che naturalmente furono interrotti. Nel 1945, quando i giap­ponesi si sono arresi, la spedizione è tornata subito là, malgrado gli impacci burocratici. Sam Quain, che è il braccio destro di Mondrick, durante la guer­ra aveva fatto parte d’una importante missione militare in Cina e perciò ha potuto ottenere i permessi necessari. Sembra che abbiano trovato qualcosa di eccezionale.»