La ragazza lo ascoltava con interesse, per cui Barbee riprese: «Sono tutti di Clarendon, e tornano in patria stasera dopo due anni di lotta e di pericoli con militari, banditi, tempeste di sabbia e scorpioni nel cuore della Mongolia più misteriosa. Sembra che portino con sé qualcosa che sconvolgerà il mondo archeologico.»
«E cioè?»
«È appunto quello che il mio direttore vorrebbe che io scoprissi stasera.» Barbee la osservò con due grigi occhi pazienti e perplessi. Il gattino nero ammiccò, più arzillo che mai. Niente, nell’aspetto della ragazza, giustificava il suo sfuggevole brivido di allarme. Il suo sguardo era ancora impersonale. Temette che se ne andasse.
Inghiottendo la saliva, il giornalista si decise: «Dove ci siamo conosciuti?», domandò.
«Sono una collega, o per meglio dire una rivale», disse la ragazza, in tono più aperto, non privo di cordialità. «April Bell, del Clarendon Call. »Gli mostrò un taccuino nero: «Mi hanno detto di guardarmi da te, Will Barbee.»
«Oh», sorrise lui, e indicando con un cenno del capo il gruppetto di persone dietro le vetrate della stazione, in attesa dell’aereo: «Avrei creduto piuttosto che tu fossi qui di passaggio, tornando a Hollywood o a qualche teatro di Broadway... Ma non sei proprio della redazione del Call,vero?» E lasciò scorrere lo sguardo su quegli splendidi capelli di fiamma, scotendo la testa in muta ammirazione. «Perché ti avrei notata...»
«Sono nuova», disse la ragazza. «Mi sono diplomata in giornalismo questa estate. Ho cominciato a lavorare al Call lunedì scorso. Questo è il mio primo servizio.» E con tono infantilmente confidenziale: «Ho paura d’essere come un pesce fuor d’acqua, qui a Clarendon... Sai, sono nata qui, ma la mia famiglia mi ha portata in California quand’ero ancora bambina.» I denti bianchissimi lampeggiarono in un sorriso d’ingenua fiducia. «Sono del tutto forestiera a Clarendon, e nello stesso tempo ho tanto desiderio di farmi onore al Call »,confessò dolcemente. «Vorrei proprio fare un bel pezzo su questa spedizione di Mondrick. Pare che ci siano tante cose misteriose e affascinanti, nella spedizione! Ma ho paura di non avere studiato troppe materie scientifiche all’università. Non ti dispiace, Barbee, se ti faccio qualche domanda?»
Barbee non rispose perché era immerso nella contemplazione dei suoi denti. Denti regolari, forti, candidi. Quel tipo di denti con cui ragazze bellissime stritolano ossa nelle pubblicità dei dentifrici. Pensò che lo spettacolo di April Bell intenta a stritolare un osso sanguinolento sarebbe stato dei più eccitanti.
«Vedo che ti dispiacerebbe, vero?»
Barbee inghiottì di nuovo e con uno sforzo tornò alla realtà. Le sorrise, perché ora cominciava a capire. Era una novellina, ma furba come Lilith. Il gattino aveva indubbiamente il compito di dare il tocco finale al commovente quadretto d’una fanciulla sola e senza aiuto, annientando così le ultime resistenze maschili che i suoi occhi affascinanti e la chioma fiammeggiante non avessero ancora debellato.