Sam Quain si chiuse l’uscio alle spalle e andò a porsi accanto a un tavolo, volgendosi poi a guardare Barbee. C’erano alcune sedie, ma non ne offrì una a Barbee. Strinse un pugno, convulsamente, in un gesto inconscio di emozio­ne controllata.

«Meglio che la pianti, Will», disse con voce piena d’una contenuta veemen­za. «Nel tuo stesso interesse.»

«Dimmi perché», lo sfidò Barbee.

Uno spasimo d’angoscia contorse il volto emaciato di Quain. I suoi occhi dolenti si levarono per un attimo verso le carte geografiche di un remotissi­mo passato. Tossì, e la sua voce parve non potergli più uscire dalla gola.

«Will, ti prego di non chiedermi questo!»

Barbee sedette sull’angolo del tavolo.

«Siamo amici, Sam... o per lo meno lo eravamo un tempo. Per questo sono venuto qui. Tu puoi dirmi cose che devo sapere... per motivi straordinaria­mente urgenti.»

Il volto di Sam si chiuse.

«Io non posso dirti nulla.»

«Dammi retta, Sam!» Nella voce di Barbee vibrò una nota imperativa. «Che cosa cercava di dire il povero Mondrick quando morì? Che cosa avete trova­to nell’Ala-shan, e che cosa contiene la cassa verde?» Scrutò il viso torvo di Quain. «E chi è il Figlio della Notte?»