«Qualcosa la so già», disse roco. «Abbastanza per farmi diventare pazzo. Sento che stai scatenando una guerra terribile contro... qualcosa, e che ci sono dentro anch’io, Dio sa come. Ma io voglio stare dalla tua parte, Sam.»
Sam sedette pesantemente nella poltrona dietro il tavolo, e si mise a giocherellare distratto con un fermacarte: la piccola lampada romana di Mondrick, vide Barbee, con i due gemelli figli di Marte e di una vergine protesi verso le mammelle di una lupa.
«Qualunque cosa tu sappia può essere fonte di sciagura... per entrambi, Will.» Respinse bruscamente la lampada di terracotta lontano, e rimase per un lungo tratto in silenzio, guardando Barbee con occhi tormentati. «Temo che tu soffra di allucinazioni», riprese poi, con dolcezza. «Nora mi ha detto che in questi ultimi mesi hai lavorato molto e bevuto troppo, Will, e credo che abbia ragione. Hai bisogno d’un periodo di riposo. Perché non te ne vai da Clarendon per qualche giorno, prima che ti colga un esaurimento nervoso di prima grandezza? Posso aiutarti in modo che tu non abbia da spendere un soldo... se mi prometti di prendere oggi nel pomeriggio l’aereo per Albuquerque.»
Barbee lo fissava muto e accigliato.
«Vedi», riprese Quain, «l’Istituto in questi giorni ha una piccola spedizione nel Nuovo Messico, dove si fanno scavi in antiche caverne d’abitazione alla ricerca di resti che possano illuminarci sul perché l’ homo sapiens era già estinto nell’emisfero occidentale quando vi giunsero gli amerindi. Ma tu non avrai bisogno d’annoiarti coi loro lavori.» Sorrise, incoraggiante. «Perché non ti prendi una settimana? Telefono io a Troy, per il permesso. Potresti anzi tirar fuori qualche corrispondenza per il giornale da questa gita nel Nuovo Messico. Ti prendi del bel sole, aria buona, fai del moto e ti dimentichi di Mondrick e tutto il resto. Eh?»
E allungò il braccio verso l’apparecchio telefonico che si trovava sul tavolo. Ma Barbee scosse il capo.
«Non mi lascio comperare, Sam.» Vide il rossore di rabbia di Quain. «Non so quello che vuoi nascondere, ma non mi farai tagliar la corda così facilmente. No, intendo restare e vedere come si mettono le cose.»
Quain si alzò, rigido e freddo.
«Mondrick non si fidava di te, Will... già molto tempo fa. Non ha mai voluto dirci perché. Può darsi che sbagliasse e può darsi che avesse ragione. Ma noi non possiamo correre rischi.» La sua faccia ora rivelava una decisa ostilità. «Mi dispiace che tu abbia deciso di essere irragionevole. Io non tentavo di corromperti, ma ora debbo veramente metterti sull’avviso: piantala, Will. Se non la smetti con le tue indagini in faccende che non ti riguardano... saremo costretti a fartele smettere noi. Abbi pazienza, Will, ma le cose stanno così, e la colpa non è mia.» Scosse la testa ossuta e abbronzata con sincero rammarico. «Pensaci, Will. Ora devo andare.»
Si diresse rapidamente verso la porta.