«Chi è il medico curante della signora?»

«Un istante, prego.» Le lunghissime dita d’avorio ripresero a scartabellare con grazia il nero registro. «La signora Rowena Mondrick è stata ricoverata stamane alle otto ed è in cura presso...» La voce della ragazza assunse una modulata intonazione di rispetto nel nominare non invano il dio del tempio: «Presso il dottor Glenn».

«Allora mi faccia parlare con lui.»

«Impossibile, signore», gorgheggiò la ragazza. «Il dottor Glenn riceve solo dietro appuntamento.»

Barbee fu lieto di ritrovarsi fuori, nella pura aria autunnale. Un altro tenta­tivo era fallito, ma c’era ancora April da vedere, e al pensiero il cuore gli diede un balzo nel petto. Le avrebbe reso la spilla e in qualche modo sarebbe riuscito a scoprire se anche April Bell aveva sognato...

La vista della signorina Ulford, seduta su una panchina presso la fermata dell’autobus, interruppe il corso dei suoi pensieri. Fermò la macchina presso il marciapiede e le offrì il ritorno in città. La vivace donnetta accettò di buon grado.

«Avrei dovuto farmi chiamare un tassì», disse scivolandogli accanto nella macchina, «ma sono così sconvolta per la povera Rowena che non so più quello che faccio.»

«Come sta?»

«Gravemente agitata, questo è quanto il dottor Glenn ha scritto sulla sua cartella clinica. È ancora in preda a una crisi di nervi e non voleva assoluta­mente che me ne andassi, ma Glenn ha detto che era necessario e che le avrebbe dato dei sedativi.»

«Ma in che cosa consiste il suo disturbo?»