Barbee si lanciò avanti in un balzo spaventoso, ma la piccola macchina si allontanava, accelerando giù per la discesa dopo il passo. Gli artigli formida­bili delle sue zampe anteriori si strinsero sull’asfalto, mentre le esalazioni che uscivano dal tubo di scappamento minacciavano di soffocarlo.

«Attaccalo, ora!», lo spronò ancora la donna. «Ora che il circuito è forte a sufficienza!»

Ancora un balzo spaventoso, e come un enorme gatto Barbee si trovò ag­grappato alla parte posteriore della macchina, con le zampe anteriori salda­mente infisse nella cappotta e quelle posteriori posate sul paraurti e un para­fango.

«Uccidi, ora! Prima che il circuito s’interrompa!»

Rex Chittum si volse ancora, a guardarsi alle spalle con occhi incupiti dal­l’ombra del terrore, e rabbrividì, nel suo pesante cappotto, sebbene non ve­desse le terribili zanne a scimitarra incombere sul suo capo. E un lieve sorri­so gli passò sul volto devastato dalla stanchezza e dalla tensione:

«Ce l’ho fatta!», mormorò. «Sam diceva che il pericolo era...»

«Ora!», sibilò per l’ultima volta April. «Mentre i suoi occhi non guardano la strada!» E Barbee non se la sentì più sulla groppa.

Fulminee, perché il poveretto non soffrisse troppo, le lunghe zanne calaro­no lampeggiando. Rex Chittum gli era stato amico fedele e affettuoso in quel mondo morto, indistinto, del suo passato... di un passato ormai terribilmente remoto. E le zanne squarciarono con feroce determinazione la gola calda dell’uomo.

Le mani si abbandonarono inerti sul volante. La macchina aveva tenuto una velocità troppo elevata, e questo, sentì Barbee, aveva intensificato il campo delle probabilità. I pneumatici fumarono sull’asfalto, sobbalzarono sulla ghiaia ai margini della strada, mentre l’automobile, sbandando, usciva dalla curva strettissima.

Barbee si staccò dalla macchina nell’istante che questa precipitava oltre il ciglio. Rimase ansante, sulle quattro zampe, a guardare giù, nel precipizio. April gli venne accanto, e stettero entrambi a guardare, mentre lei gli si at­taccava al mantello con mani fredde.