Barbee rispose con un altro balzo, che lo riportò dietro la macchina. Il motore ringhiava faticosamente su per la salita ripidissima, e l’aria dietro la vettura puzzava di gomma calda e di benzina combusta. Rex Chittum si voltò, a guardarsi alle spalle con apprensione. La bruna testa era senza cappello: Barbee poteva distinguere quasi uno per uno i suoi capelli ricci, scomposti dal vento. Nonostante la stanchezza che gli rendeva il viso terreo e la paura che gli dilatava pazzamente le pupille, era ancora bello, come ai tempi lontani di loro, «Quattro Mulattieri»...
Barbee brontolò sordamente:
«Non voglio fargli del male... siamo andati a scuola insieme, e mi prestava sempre il suo ultimo dollaro, quando ne aveva più bisogno di me».
«Corri, Will», mormorò April, «non farti distanziare.»
Si voltò di scatto, levando le terribili zanne simili a due candide scimitarre lampeggianti. «Pensa a quel povero vecchio di Ben Chittum», si diceva. «Rex è tutto ciò che gli è rimasto al mondo. Si era ridotto a fare qualunque lavoro, a vestire stracci per mantenere Rex agli studi, quando erano venuti a stare a Clarendon. Perché spezzargli il cuore?»
«Corri, Barbee», insisteva la voce limpida, spietata di April. «Dobbiamo fare il nostro dovere, perché siamo quello che siamo, tu e io.» Si pose ad accarezzargli la groppa. «Per salvare la nostra specie e difendere il Figlio della Notte.»
Il corpo lungo e voluttuoso della donna aderiva, disteso, al suo fulvo mantello, e i suoi calcagni nudi premevano contro i suoi fianchi pulsanti.
«Aspetta, sempre restando dietro la macchina, fino alla curva, quando Rex comincerà ad accelerare, quando il circuito delle probabilità sarà abbastanza forte... non lo senti crescere?...»
Barbee si sentì invadere da un desiderio irresistibile di obbedire alla volontà di quella creatura, che era più forte della sua vita, che era la vita stessa.
«Ecco!... Ora!»