Ma la sua immagine allo specchio lo spaventò. Era d’un pallore cinereo, il suo volto, stiracchiato e dalla pelle cascante, mentre gli occhi affondavano nelle occhiaie livide e scintillavano come per febbre sotto le palpebre dagli orli arrossati. Cercò di sorridere, quasi a illuminare un poco la tetra stanchezza di quel volto, e le labbra esangui si torsero sardonicamente. Era la faccia d’un pazzo, quella, non di Will Barbee. Per l’ennesima volta, in quegli ultimi tempi, si disse che avrebbe fatto bene a smettere di bere e ad arricchire la sua dieta di vitamine, per disintossicarsi. Anche una buona rasatura avrebbe potuto giovare al suo aspetto spettrale, se soltanto fosse riuscito a non tagliarsi.
Stava preparando il rasoio quando squillò il telefono.
«Will?... Parla Nora Quain.» La voce della donna era piena di strazio. «Sii forte, Will. Sam mi ha chiamato pochi minuti fa dall’Istituto... è rimasto là a lavorare tutta la notte... per dirmi di Rex... Il povero Rex era partito stanotte per lo State College, nella nostra macchina. Forse andava a una velocità eccessiva... o era nervoso per il discorso che doveva fare alla radio. A ogni modo, la macchina si è rovesciata, sul passo di Sardis Hill. E Rex è morto.»
Il telefono scivolò di mano a Barbee. S’inginocchiò senza più forza e cercò il microfono a tastoni con dita bizzarramente intorpidite.
«È morto sul colpo, ha detto a Sam la polizia», continuava la voce di Nora. «Il vetro del parabrezza gli ha quasi staccato la testa dal collo. È una cosa terribile, e mi sento in certo qual modo responsabile. I freni non funzionavano troppo bene, e non ho pensato di avvertirlo...»
Barbee annuì nel microfono, silenziosamente. Lei stessa non poteva sapere quanto fosse terribile. Avrebbe voluto gridare, se la gola secca e dolente glielo avesse permesso. Chiuse gli occhi contro l’offensiva luce del giorno e gli parve di rivedere il volto bello e stanco di Rex, mentre si voltava a guardare attraverso la sua forma spettrale.
«...era tutto quello che aveva», continuava la voce piangente di Nora. «So che tu sei il suo migliore amico, Will. Per due anni ha atteso in quella sua edicola che Rex tornasse a casa. Non si rassegnerà troppo presto... Dovresti dirglielo tu, Will. Non credi?»
Barbee dovette inghiottire due volte, prima di rispondere in un roco bisbiglio:
«Sì, certo, glielo dirò io».
E, riattaccato il microfono, tornò barcollando nella stanza da bagno, dove prese la bottiglia e bevve tre lunghe sorsate di whisky. Il liquore lo rinfrancò e gli tolse, almeno per il momento, quel terribile tremito alle mani. Finì poi di radersi e, salito in macchina, si diresse verso il centro.