Il vecchio Ben Chittum aveva già aperto l’edicola, quando Barbee fermò la macchina presso il marciapiede, e stava appendendo alcune riviste sopra lo sportello. Nello scorgere Barbee gli sorrise cordialmente, mettendo in mo­stra le gengive sdentate.

«Ehi, Willy!», chiamò. «Che novità ci sono?»

Barbee scosse il capo, senza sorridere, muto.

«Sei impegnato, questa sera?» E, senza badare all’espressione addolorata del giornalista, lasciò le sue riviste e andò presso la macchina. «Te lo doman­do perché», ed estrasse la nera pipetta dal taschino rigonfio del camiciotto, «questa sera preparo un pranzetto speciale per Rex.»

Sempre muto, Barbee era sceso dall’automobile e ora, ritto sulle gambe che lo reggevano a stento, in preda a un malessere intollerabile, guardava il vec­chietto che accendeva golosamente la pipa.

«A Rex è sempre piaciuto molto il mio stracotto di manzo e la mia focaccia di biscotti al miele, fin da quando era bambino, e ricordo che venivi spesso anche tu a mangiarli. Ci farai un gran piacere, Will, se verrai anche stasera. Ora telefono a Rex...»

Barbee si schiarì la voce.

«Purtroppo ho cattive notizie per te, Ben.»

La vitalità del vecchietto parve inaridirsi di colpo. Ansimò, fissò il giornali­sta e cominciò a tremare. La pipa gli scivolò dalle dita nodose e il cannello si spezzò sul marciapiede.

«Rex?», sussurrò.